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Guerra o insofferenza: per i cristiani le persecuzioni non sono mai finite
Sabato 11 giugno 2011
Giornale di Brescia
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In Corea del Nord dichiararsi cristiani significa passare per spie. Andare a
Messa in India vuol dire rischiare la pelle. E in Egitto, finire nel rogo di una chiesa. Televisioni e giornali dell'Occidente riportano alcuni di questi episodi, quando di estrema gravità, con qualche imbarazzo e il timore di apparire politicamente scorretti. Si cerca di farli passare per gesti isolati, legati a qualche ragione contingente. E invece si contano a centinaia ogni anno i vescovi, i sacerdoti, le suore, i fedeli che vengono perseguitati fino alla morte.
Mario Mauro, europarlamentare del Pdl, ha voluto raccogliere dati e ragionamenti in un dossier di grande interesse. Con l'aiuto di due ricercatori, Vittoria Venezia e Matteo Forte, ha così distillato anni di impegno sul fronte della libertà di religione, come rappresentante nell'Osce, l'Organizzazione europea per la sicurezza e la cooperazione, proprio per quanto riguarda razzismo, xenofobia e discriminazione.
Se le persecuzioni contro i cristiani risalgono agli albori delle prime comunità, diffidenza e violenza non sono mai venute meno. E sempre per le stesse ragioni, in un intreccio dove nazionalismi, ideologie politiche, fanatismi etnici ed estremismi religiosi si mescolano con sfumature e pesi diversi alle diverse latitudini. Ma con una costante: è il Cristianesimo e la sua presenza comunitaria a dare fastidio. Ad est di Vienna si cerca di isolare le comunità cristiane fino a soffocarle, con una brutalità che di volta in volta, ha il marchio induista o più spesso islamista, se non di quel che rimane del comunismo. Ad ovest di Vienna è la presenza organizzata e impegnata dei cristiani che si cerca di imbavagliare. Si vuole ridurre la fede a questione personale, intima, socialmente irrilevante e da non manifestare nelle scelte civili e politiche. Non si possono paragonare le persecuzioni sanguinarie con l'indifferenza o l'insofferenza, ma la piena libertà religiosa non è un dato acquisito e pacifico neppure nell'Europa unitaria. Documentato e schierato, foriero di discussioni e dibattiti, il pamphlet di Mario Mauro è una bella occasione di riflessione su un tema non scontato.
Messa in India vuol dire rischiare la pelle. E in Egitto, finire nel rogo di una chiesa. Televisioni e giornali dell'Occidente riportano alcuni di questi episodi, quando di estrema gravità, con qualche imbarazzo e il timore di apparire politicamente scorretti. Si cerca di farli passare per gesti isolati, legati a qualche ragione contingente. E invece si contano a centinaia ogni anno i vescovi, i sacerdoti, le suore, i fedeli che vengono perseguitati fino alla morte.
Mario Mauro, europarlamentare del Pdl, ha voluto raccogliere dati e ragionamenti in un dossier di grande interesse. Con l'aiuto di due ricercatori, Vittoria Venezia e Matteo Forte, ha così distillato anni di impegno sul fronte della libertà di religione, come rappresentante nell'Osce, l'Organizzazione europea per la sicurezza e la cooperazione, proprio per quanto riguarda razzismo, xenofobia e discriminazione.
Se le persecuzioni contro i cristiani risalgono agli albori delle prime comunità, diffidenza e violenza non sono mai venute meno. E sempre per le stesse ragioni, in un intreccio dove nazionalismi, ideologie politiche, fanatismi etnici ed estremismi religiosi si mescolano con sfumature e pesi diversi alle diverse latitudini. Ma con una costante: è il Cristianesimo e la sua presenza comunitaria a dare fastidio. Ad est di Vienna si cerca di isolare le comunità cristiane fino a soffocarle, con una brutalità che di volta in volta, ha il marchio induista o più spesso islamista, se non di quel che rimane del comunismo. Ad ovest di Vienna è la presenza organizzata e impegnata dei cristiani che si cerca di imbavagliare. Si vuole ridurre la fede a questione personale, intima, socialmente irrilevante e da non manifestare nelle scelte civili e politiche. Non si possono paragonare le persecuzioni sanguinarie con l'indifferenza o l'insofferenza, ma la piena libertà religiosa non è un dato acquisito e pacifico neppure nell'Europa unitaria. Documentato e schierato, foriero di discussioni e dibattiti, il pamphlet di Mario Mauro è una bella occasione di riflessione su un tema non scontato.
Claudio Baroni
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