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2° Assemblea Provinciale PDL: intervento dell'amico Paolo Campi
2° Assemblea Provinciale degli Amministratori del Popolo della Libertà di Brescia
Hotel President Roncadelle
Dopo la grande opportunità ed occasione di stamattina per portare un contributo non formale al partito in un momento difficile, ma di ripensamento e di rilancio del partito stesso, sono a proporre sul mio sito web alcuni interventi degni di nota portati all'attenzione dell'assemblea da alcuni amici amministratori locali e amici impegnati quotidianamente sul territorio per il nostro partito.
Mauro Parolini
Ecco l'intervento di Paolo Campi
Aleggia in questa sala e si avverte chiaramente nei nostri paesi un senso di
battuta d’arresto, originata dal recente voto amministrativo e dall’esito dei
referendum. Ma l’indicazione che ci proviene dal territorio, non sembra essere quella di una semplice operazione di restyling; la soluzione dei nostri problemi non sembra risiedere nella creazione di nuove strutture organizzative interne di partito, tipo le quote rosa o le quote giovani, che rischiano di essere solo luoghi comuni, ma al contrario i nostri elettori ci stanno chiedendo, in modo forte e deciso, un netto ritorno alle origini, un ritorno cioè alle tradizioni vere e profonde che da sempre ci muovono a fare politica. Non semplici operazioni di facciata, bensì il recupero dei valori fondativi la nostra storia, la nostra identità, la nostra cultura, tradizioni e valori dentro ai quali sono già ampiamente rappresentati tutti gli elementi necessari al rilancio la nostra azione politica.
NOI infatti, non abbiamo bisogno di rinnegare la nostra identità culturale e la
nostra storia (come altri invece lo hanno dovuto fare) ma al contrario dobbiamo solo riscoprirla, dobbiamo rilanciarla, riconoscendo i germi più vivi presenti nella nostra tradizione europea. Per questo è essenziale per il PDL il rapporto con il Partito Popolare Europeo che vede, dentro il grande alveo della propria storia, l’origine e l’evoluzione di quei valori che ne costituiscono la linfa vitale.
Come è noto infatti negli anni ’90 rispondendo ad una intuizione geniale di
Helmut Kohl, il Partito Popolare Europeo si è aperto ai partiti di ispirazione liberale, alleandosi con i partiti democratici europei e dando vita ad un grande raggruppamento conservatore che raccoglieva in un unico soggetto l’eredità della tradizione democratico-cristiana, socialista e liberale europea.
Eredità che racchiude in sé quanto di meglio c’è nella tradizione europea che
ha visto gli inizi con l’esperienza politica dei Padri Fondatori, personalità come De
Gasperi, Schumann e Adenauer, la cui esperienza umana e politica era mossa da una denominatore comune, il valore della PERSONA.
PERSONA: una parola che ancora oggi resta l’origine e il fine della nostra
esperienza.
Quindi non una concezione nuova, ma quella stessa idea di persona che ha
portato i Padri Costituenti a guidare i rispettivi paesi, appena usciti dal più terribile
dei conflitti mondiali, a raggiungere l’attuale livello di sviluppo e diventare tra i paesi più avanzati del mondo.
La svolta fu proprio quella di capire che era finito il tempo della politica
fondata sull’ideologia, cioè su quella “speranza patologica” che pretendeva di risolvere i problemi dell’uomo calando dall’alto delle idee, delle formule sociali sulla testa dei cittadini. Al contrario, in quel periodo si è fatta strada una concezione di politica intesa come servizio, cioè come risposta al bisogni delle persone, partendo dal principio della condivisione dei bisogni dal basso; perché la realtà è oggettiva e non la si può cambiare attraverso l’utopia della politica o con modelli sociali più o meno imposti, ma unicamente attraverso il rapporto con la gente. In questo senso dobbiamo essere assolutamente nazional-popolari e dobbiamo favorire la nascita di spazi di società, non gestiti dal pubblico, ma direttamente gestiti dagli stessi cittadini, in forza di un grande ideale di partecipazione diretta e di libertà.
Libere aggregazioni di persone che si mettano insieme per creare Associazioni,
Fondazioni, Sindacati, Onlus, cioè Opere che siano veramente utili, come in passato lo sono state le Fondazioni religiose o laiche che hanno dato origine agli Ospedali, alle banche di credito cooperativo, alla Croce Rossa, ecc..
In una sola parola il concetto di SUSSIDIARIETA’.
Ma non vorrei sembrare retorico:
Modelli in questo senso li abbiamo anche a casa nostra. Uno di questi modelli è
rappresentato da Regione Lombardia, la più grande regione italiana, governata per oltre 15 anni dalla giunta Formigoni, un esempio di gestione efficiente in campo economico e amministrativo, che vede in tutti i settori chiave livelli significativi di eccellenza, a partire sanità (i cui conti sono ormai da decenni in pareggio), alle infrastrutture, alla scuola e al sociale.
Il modello trae origine da una concezione di politica che valorizza LA CENTRALITA’ DELLA PERSONA in tutte le sue espressioni, rappresentate anche dai corpi sociali intermedi, dalle associazioni no profit, oltre che dai soggetti privati.
Il modello si basa sul principio che l’amministrazione pubblica dovrebbe solo avere una funzione di controllo e non di erogazione diretta del servizio, funzione questa che dovrebbe invece essere svolta dai privati o dalle associazioni intermedie e no profit. Questo modello ha permesso
di mettere ordine in pochi anni i conti della sanità, di costruire nuove infrastrutture,
di finanziare fino al 50% della spesa scolastica delle famiglie attraverso il buono-
scuola, e di agire efficacemente nel sociale.
Si può facilmente capire come nelle nostre società avanzate, sempre più carenti di risorse pubbliche, il futuro del pubblico non potrà più essere l’erogazione diretta dei servizi, ma bensì il finanziamento e il controllo dei soggetti erogatori.
In altre parole il modello lombardo in questi anni ha rappresentato un esempio
concreto di applicazione del “CONCETTO DI SUSSIDIARIETA” che consiste nella
valorizzazione di quanto di utile e positivo è già presente nella società; Un modello che mette al centro LA PERSONA e la propria operatività, perché la politica è innanzitutto la difesa del popolo, della sua natura e dei suoi valori fondamentali.
Noi facciamo politica per questo, nell’umiltà dei nostri mezzi, ma con tutte le
nostre forze, al servizio del nostro popolo e della nostra gente.
PAOLO CAMPI
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