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    John Waters: Il Meeting che "si respira"

     
    E difficile descrivere il Meeting a qualcuno che non lo abbia visto personalmente, ma è quasi altrettanto difficile tradurlo in parole parlando con qualcuno che c’è stato.
     

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    E difficile descrivere il Meeting a qualcuno che non lo abbia visto personalmente, ma è quasi altrettanto difficile tradurlo in parole parlando con qualcuno che c’è stato. Si può, infatti, parlare dei contenuti: gli incontri, le discussioni, le mostre, la combinazione di arte, politica, musica, filosofia, tutte queste cose che sembrano, a prima vista, rendere il Meeting unico, ma nel senso della sua varietà e grandezza. O si può parlare dello “spirito” del Meeting, del suo ethos di educazione e riconciliazione, dell’entusiasmo e del senso di coinvolgimento che lo caratterizza, l’intensità delle persone che lavorano e si incontrano in questo eccezionale ambiente.

    E tuttavia, vi è ancora qualcosa d’altro. L’essenza dell’avvenimento aleggia provocante attorno e dentro queste descrizioni, ma al di fuori della portata delle semplici parole. E davvero qualcosa che “si respira”. Forse non lo si può riscontrare nelle singole cose, ma diventa palpabile in una serie di incontri, suscitando un senso di benessere, di scopo, di scoperta e avventura, soprattutto un’eccitazione quasi da bambini, una sensazione dimenticata.

    Espressa in modo negativo, è la dissoluzione della noia che accompagna l’uomo in quella che chiamiamo società “moderna”, la sensazione che tutto sia già deciso e che ci sia ben poco da scoprire. Sembra che non importi dove uno vada, c’è già stato e non ha niente da mostrare se non la t-shirt.

    Oggigiorno siamo chiamati il più delle volte a “imparare” senza conoscere. Qualcosa può essere trattenuto, capito, registrato, ma, anche se rimaniamo saldi nella nostra sensazione di poter governare i “fatti”, il significato finale è tenuto in sospeso, come se stessimo aspettando una qualche comprensione definitiva prima di poter essere sicuri di qualcosa.

    La curiosità dell’uomo si è separata dal suo desiderio di fondo, cosicché non si sente più spinto a un confronto globale tra sé e ciò che incontra. Non avendo fiducia nell’affermazione delle nostre più profonde aspirazioni, cerchiamo conferme “oggettive”e, dato che si dimostrano elusive, rimaniamo come bambini gettati in una folla lontano dai genitori, con le nostre esistenze diventate provvisorie, incerte e piene di paure.

    Il Meeting, quindi, è come un rewind, fatto magari per indagare su qualche dettaglio del racconto che non quadra. Cos’è che ho scorto? Ho forse sentito male? Con la possibilità che tutto possa essere rivisitato alla luce di queste nuove impressioni.

    continua in 

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    Ing. Mauro Parolini
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