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Formigoni: pentito di quelle vacanze di Natale
Corriere della Sera di Elisabetta Soglio
6 maggio 2012
MILANO - Presidente, una cosa che non rifarebbe?
«Non rifarei le vacanze che ho fatto a Natale del 2008 e del 2009».
Roberto Formigoni risponde quasi di getto, nel mezzo di una lunga analisi sull'editoriale di Ernesto Galli della Loggia dedicato al caso di Comunione e Liberazione. Una analisi in cui il governatore, mai indagato ma finito sotto i riflettori dopo gli scandali che hanno travolto il San Raffaele e la Fondazione Maugeri e per i quali sono in carcere il faccendiere Piero Daccò (con il quale Formigoni era in vacanza, giusto a Natale del 2008 e del 2009, ai Caraibi) e l'imprenditore ciellino Antonio Simone, dichiara più volte di essere «pronto all'autocritica» e di «condividere alcune riflessioni di Galli della Loggia».
Le riflessioni del professore sono molto dure. Che cosa condivide?
«Il fare politica è insito nel fatto cristiano, perché il cristianesimo che non è una teoria ma un avvenimento che coinvolge la totalità della persona: il cristiano, il cattolico, è chiamato ad assumersi questo rischio, pur sapendo che si può sbagliare. Noi ciellini preferiamo rischiare di sbagliare, piuttosto che stare fermi e immobili a bordo campo, perché la società ha bisogno di chi fa politica».
«Non rifarei le vacanze che ho fatto a Natale del 2008 e del 2009».
Roberto Formigoni risponde quasi di getto, nel mezzo di una lunga analisi sull'editoriale di Ernesto Galli della Loggia dedicato al caso di Comunione e Liberazione. Una analisi in cui il governatore, mai indagato ma finito sotto i riflettori dopo gli scandali che hanno travolto il San Raffaele e la Fondazione Maugeri e per i quali sono in carcere il faccendiere Piero Daccò (con il quale Formigoni era in vacanza, giusto a Natale del 2008 e del 2009, ai Caraibi) e l'imprenditore ciellino Antonio Simone, dichiara più volte di essere «pronto all'autocritica» e di «condividere alcune riflessioni di Galli della Loggia».
Le riflessioni del professore sono molto dure. Che cosa condivide?
«Il fare politica è insito nel fatto cristiano, perché il cristianesimo che non è una teoria ma un avvenimento che coinvolge la totalità della persona: il cristiano, il cattolico, è chiamato ad assumersi questo rischio, pur sapendo che si può sbagliare. Noi ciellini preferiamo rischiare di sbagliare, piuttosto che stare fermi e immobili a bordo campo, perché la società ha bisogno di chi fa politica».
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