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IL sussidiario.net 16 dicembre 2009
 

Nel 1957 Romano Guardini scrive un breve saggio Le età della vita. Loro significato educativo e morale. Si dovrà aspettare quasi trent’anni perché l’opera venga tradotta e pubblicata in italiano, nel 1986 in una prima edizione, in quella definitiva nel 1992.

Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore: l’opera di Guardini è in fondo un commento e un aiuto a comprendere l’invocazione del salmo. Si possono leggere qui pagine scritte nel modo semplice e nitido di chi ha a lungo riflettuto sulle caratteristiche della persona umana durante le fasi della sua esistenza, dalla vita nel grembo materno, alla nascita, alla giovinezza, alla maturità, alla vecchiaia. Ogni periodo ha un senso e un valore, le sue crisi di crescita, i suoi dinamismi e i suoi equilibri. Ogni età ha la sua singolare bellezza, che va percepita e realizzata per permettere una vita libera dall’ansia del tempo che scorre, dalla nostalgia del passato, dedita al presente.

Alla vitalità della giovinezza manca la coscienza dell’enorme ostinatezza della realtà e della resistenza che essa oppone alla volontà ed è sempre in agguato la possibilità di ingannarsi, cioè di confondere la grandezza delle idee con la possibilità di realizzarle; il compito educativo deve allora formare un carattere che abbia tra le sue doti l’amore per la verità, il senso dell’onore, della fedeltà, del coraggio e della costanza.

Il passaggio all’età adulta attraversa una crisi che può portare a due risultati insoddisfacenti: il giovanilismo e il cinismo. In entrambi i casi il rapporto tra il dato dell’esperienza e la validità degli ideali giovanili non è corretto. Se invece la crisi viene superata positivamente si crea la stabilità interiore della persona adulta, che consiste non tanto nella rigidezza, quanto nella connessione delle facoltà attive del pensiero, del sentimento e della volontà con il proprio centro spirituale. Raggiungere l’affidabilità della persona adulta, uomo e donna, non è facile e in Guardini, sono nette la percezione dello sfaldamento della famiglia e l’impressione che la società sia governata da personalità immature.

Anche questa fase della vita dell’uomo conosce la sua crisi, che consiste nella sensazione sempre più chiara dei limiti delle proprie energie. La serietà, la risolutezza, la volontà di costruire diventano più faticose e si aprono le possibilità del disincanto oppure di iniziative azzardate. Ma la crisi può sfociare anche in un sentimento nuovo del valore dell’esistenza, all’accettazione di se stessi e della realtà contrassegnati dal limite, ma anche dal vigore della fedeltà alle opere intraprese.

Infine giunge per ogni uomo il momento del distacco: si può distogliere gli occhi dal fatto di diventare vecchi e diventare pigri, avari e tiranni. Ma se la vecchiaia è accettata si realizza un complesso di comportamenti nobili e importanti per la totalità della vita: il discernimento, il coraggio, la pacatezza, il rispetto di sé, la saggezza di chi attende attivamente la morte, la coscienza di ciò che non passa, che è eterno.