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È uscito ieri Luce del mondo, l’attesissimo nuovo libro-intervista di Benedetto XVI con Peter Seewald. Anticipato sui giornali di tutto il mondo, molti dei quali hanno focalizzato l’attenzione, in modo riduttivo, sugli aspetti legati all’etica sessuale, il libro dà un’immagine spiazzante, e sorprendente, di Joseph Ratzinger. In esso il Papa si racconta, parla della Chiesa, del mondo, del destino dell’uomo, delle questioni più scottanti in materia di fede e di morale. «Benedetto XVI – dice Sandro Magister, vaticanista de L’Espresso– offre un approccio nuovo, vuol farsi capire dal numero più ampio di persone possibile. Ma soprattutto, vuol parlare di un Dio che riempie – oggi – il cuore dell’uomo».

Magister, perché Benedetto XVI ha deciso di raccontarsi in un libro, come già fece Giovanni Paolo II in Varcare la soglia della speranza?

«In realtà sono due casi molto diversi. Anche il libro di Giovanni Paolo II è in forma di intervista, ma si trattò in quel caso di domande presentate al Papa per iscritto, alle quali lui ebbe tutto il tempo di rispondere. Luce del mondo invece è un libro-intervista che trascrive in modo integrale sei ore di libera conversazione. E questo cambia tutto».

Si riferisce ai rischi che questo comporta?

«Certamente. Lo stesso padre Lombardi, parlandone con il Papa, si era detto preoccupato dell’esposizione cui si sarebbe sottoposto il Pontefice, della mancanza di sicurezza che viene da una revisione meditata del testo. Ma Benedetto XVI ha risposto che questo era esattamente quello che lui voleva. Del resto lo ha confermato anche Peter Seewald: tutte le domande sono state accettate».

Dunque Luce del mondo ci restituisce un Benedetto XVI che ancora una volta non sospetteremmo…