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Il giornale di Brescia 23 novembre 2011
 
Niente più nuove cave né ampliamenti di ambiti estrattivi esistenti, sì a nuove discariche purché la loro natura non sia in conflitto con l’attività aeroportuale. È la novità principale destinata ad essere introdotta, in vista del vaglio finale in Consiglio regionale, nella bozza del Piano d’area di Montichiari, licenziata ieri con voto favorevole dalla Commissione Territorio del Pirellone. Alla bozza dell’atto destinato a disciplinare, in funzione dell’aeroporto, lo sviluppo di 49 kmq di territorio dei Comuni di Montichiari, Castenedolo, Ghedi e Montirone, non manca ora che il voto finale dell’aula maggiore del Pirellone. Voto che deve pervenire entro il 31 dicembre, data di decadenza dei vincoli non rinnovabili che congelano da quasi un decennio la vasta porzione di Bassa.
Relatore dell’atto, il consigliere bresciano Mauro Parolini (Pdl), su cui indicazione ieri i commissari hanno preso atto delle valutazioni espresse dalla Giunta sulle osservazioni presentate dai privati (pressoché tutte cassate), procedendo invece al vaglio di alcune di quelle espresse dai Comuni. Non senza aver ammesso – in virtù della natura di onlus del richiedente – l’osservazione pervenuta fuori tempo dalla Fondazione Casa di Dio, che auspicava l’inserimento di terreni di sua proprietà nell’ambito di piano T3.3 (in cui è ammessa la possibilità di edificare, sia pur non a fini residenziali) in luogo della T2, soggetta a maggiori vincoli. È stata però rinviata la valutazione nel merito, per il necessario approfondimento, alla fase di monitoraggio. Strumento questo che garantisce elasticità al piano stesso, perché possa essere costantemente adattato all’effettivo sviluppo dell’aeroporto e alle esigenze via via verificate.
A portare l’attenzione sul nodo «cave e discariche» – già oggetto la scorsa settimana di un intervento del consigliere bresciano Gianantonio Girelli (Pd) – è stato il consigliere Agostino Alloni (Pd), che ai tecnici ha evidenziato come il Piano d’area, se adottato, sia destinato a essere strumento sovraordinato ai piani di settore, Piano cave compreso, cui, nel testo al vaglio, si demandava qualunque previsione in materia anche per i 49 kmq del Piano d’area. Se Alloni prefigurava l’esclusione in toto di cave e discariche, la proposta approvata dalla Commissione è venuta dal relatore Parolini: «Non siano ammessi nuovi ambiti estrattivi (fatto salvo il completamento di quelli esistenti), né ampliamenti di quelli attuali. Sia di contro ammessa la realizzazione di nuove discariche, solo se compatibili con l’attività aeroportuale». In soldoni, sì a discariche di inerti (specie ove già esistano «buchi», a limitare l’ulteriore consumo di suolo in un’area che già lamenta una forte saturazione), no a quelle di sostanze che possano, ad esempio, attirare gabbiani che, come già accaduto in passato, possono creare problemi agli aerei in fase di decollo o atterraggio. «È emersa una volontà politica chiara in tal senso – ha sottolineato a margine della seduta Parolini – che semmai ora dovrà trovare adeguata formulazione nel testo» alla luce della perplessità manifestata dai tecnici del Settore Territorio presenti che sostengono ancora l’esclusiva competenza del Piano cave a disciplinare la materia.
Al vaglio poi l’osservazione presentata dal Comune di Castenedolo circa l’area in origine destinata al tramontato progetto della «Cittadella Telematica» (quella che in teoria doveva includere il nuovo stadio, oggetto di un accordo di programma con la Regione), osservazione di fatto accolta. Non già con la reintroduzione del cassato progetto, ma col riconoscimento quale area di sviluppo di quella su cui doveva insistere la Cittadella, e come tale recepibile dal Comune anche nel proprio Pgt. Fermo restando che una porzione di essa ricade nell’ambito T2, destinata ad attività connesse allo sviluppo dell’aeroporto. Ammessa, poi, la richiesta del Comune di Montichiari, ribadita anche in questa seduta dal consigliere bresciano Pierluigi Toscani (Lega), affinché venisse riconosciuta l’edificabilità su di un’area in cui essa è già riconosciuta dal vigente piano urbanistico comunale all’atto del vincolo. Prospettiva confortata dall’avallo dei tecnici, che di contro hanno ritenuto non accoglibile la terza osservazione esaminata, quella presentata dal Comune di Ghedi e sostenuta dal consigliere Roberto Alboni (Pdl), volta ad ammettere l’edificabilità a fini industriali per un’area a Sud dell’ex Sei, peraltro non prevista neppure dal Pgt comunale.
Da ultimo il voto: favorevole, con la sola astensione dei consiglieri Roberto Alboni (Pdl) e Chiara Cremonesi (Sel). Ora la parola passa al Consiglio regionale. A tempi serrati.
Gianluca Gallinari