«Non è una questione di perdono – dice – ma di lasciarci tutti alle spalle l’odio che in quegli anni ci aveva avvelenato la vita».

Giornale di Brescia 27 Luglio 2013 – Non c’è rabbia nelle parole di Agape Nulli. Il suo racconto è percorso dall’imperturbabile serenità dei giusti. Di chi si è lasciato alle spalle l’odio e il rancore e ha scelto di guardare avanti.

Per questo ha intenzione di ripresentare al presidente Giorgio Napolitano la domanda di grazia per l’ufficiale dell’Ss Erich Priebke (che in questi giorni compie 100 e si trova a Roma dove sta scontando la sua pena per l’eccidio delle Fosse Ardeatine), dopo averlo già fatto dieci anni fa al presidente Ciampi. Una richiesta che allora non ebbe risposta.

«Non è una questione di perdono – dice – ma di lasciarci tutti alle spalle l’odio che in quegli anni ci aveva avvelenato la vita».

Che donna, Agape Nulli in Quilleri, che storia, la sua. Ci riceve nella sua casa delle vacanze a Iseo su una terrazza con una vista mozzafiato sul lago. Con semplicità e con un sorriso che ti conquista subito. Lei, Erich Priebke, lo ha conosciuto nel carcere di Canton Mombello quando, a soli 18 anni, venne condotta per un lungo interrogatorio e detenuta per nove mesi dall’agosto 1944 al 25 aprile 1945. Da staffetta della Fiamme verdi, con la sua bicicletta, portava in lungo e in largo per la provincia valige piene di armi ai partigiani sfidando i posti di blocco nazi-fascisti. In carcere ci finisce insieme alla sua famiglia e qui incontra Priebke. Oggi dice: «Ho visto cose terribili e ripensandoci forse lui era meno peggio di altri».

Come ricorda l’incontro con il capitano delle Ss, allora poco più che trentenne? «Mi chiese: "Lei ha letto la Bibbia?". Non so il perché di quella domanda. Forse voleva sapere se ero ebrea. Io ero giovane, ma ero anche furba. E risposi di no. Priebke faceva parte di quel sistema e io per quello non posso perdonarlo ma in realtà i pestaggi e le torture non venivano compiuti da Priebke ma da altri».

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