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Giornale di Brescia 18 Dicembre 2011

 
Burocrazia come freno allo sviluppo e alla crescita dell’agricoltura sono stati i temi al centro dell’incontro organizzato nei giorni scorsi a Leno dalla locale sezione del Pdl guidata da Domenico Zucchi. 
Un tema vecchio, per l’agricoltura ma sempre di attualità, soprattutto in un momento di grande attenzione al contenimento dei costi di gestione per liberare risorse per stare sul mercato. In fin dei conti, come ha sostenuto nell’occasione Giuliano Noci, docente al Politecnico di Milano, «l’Italia nel mondo è all’81esimo posto nella facilità di aprire un’impresa a causa di un carico burocratico insopportabile». Da qui la protesta da parte di Luigi Barbieri (Unione Agricoltori), Ettore Prandini (Coldiretti) e Aldo Cipriano che hanno invocato a grande voce quella semplificazione che l’assessore regionale Carlo Maccari ha promesso a regime nel 2012. Per fortuna, come ha spiegato Mauro Parolini, la commissione agricoltura della Regione Lombardia ha dato il via libera al nuovo testo unico dell’agricoltura con norme tese ad accogliere le richieste degli imprenditori di avere un fascicolo valido per tutti gli enti di controllo e uno sportello unico a cui rivolgersi. Peccato che, come ha sottolineato Guido Lombardi del Giornale di Brescia, moderatore della serata, quello della sburocratizzazione non è solo un tema di riduzione di norme e di leggi, ma è un fatto anche culturale tipico di una economia che deve ritrovarsi nella tutela del sistema produttivo. 
L’obiettivo annunciato è, infatti, quello di tagliare gli oneri amministrativi del 25%. In fin dei conti una riduzione del 25% del carico dell’apparato burocratico, che nel nostro Paese pesa per il 4,5 per cento sul Pil (contro il 3,5% dell’Unione Europea), può determinare un taglio di oltre 5 miliardi di euro. Da qui nasce la distinzione tra la buona burocrazia, quella utile per esempio a certificare per esportare e fare business con i prodotti agricoli di qualità, e quella negativa che sembra avere solo la finalità di svilire la voglia di fare impresa. Certo la Lombardia è messa meglio di altre regioni e lo sforzo è lodevole, ma per ora il dato realistico resta: un agricoltore è costretto a dedicare due giornate lavorative alla settimana al disbrigo delle pratiche burocratiche, anziché all’attività produttiva con un costo medio annuo di non meno di 15mila euro. 
Valerio Pozzi