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Sabato scorso sono rientrato da una settimana di ritiro per sacerdoti tenuta dal movimento di Comunione e Liberazione negli Stati Uniti, a cui hanno partecipato più di cinquanta preti da tutto il Paese. Più della metà di loro era stata ordinata da pochi anni e non apparteneva al movimento.

 

Questi ritiri sono iniziati nel febbraio del 2003, all’apice dello scandalo degli abusi sessuali che aveva coinvolto preti americani. Lo scandalo era nella mente di tutti, tanto che molti dei partecipanti al ritiro posero domande o manifestarono preoccupazione per la questione. Lo scandalo per gli abusi è tornato oggi alla ribalta, ma questa volta non è stato molto presente nelle discussioni, durante il ritiro.

 

Questo non significa certo che i partecipanti fossero insensibili a quanto viene riportato quasi ogni giorno, “goccia a goccia”, come ha detto un commentatore. Nel ritiro i sacerdoti erano completamente consci dello scandalo, avendone sperimentato personalmente la ferita che ha provocato nel cuore della maggior parte dei preti.

 

Tuttavia, invece di fermarsi a discutere di come una cosa simile fosse potuta accadere, i partecipanti al ritiro di quest’anno si sono impegnati a discutere la questione più profonda, di cosa realmente significhi essere prete cattolico ai nostri giorni. Avevano letto la traduzione dell’articolo di Padre Julián Carrón su La Repubblica(Feriti, torniamo a Cristo) che li aveva provocati a considerare questa crisi come un’opportunità per riprendere a fondo l’esperienza della loro vocazione al sacerdozio.

 

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