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In un articolo di domenica scorsa su “Week in Review”, sezione di The New York Times, Elizabeth Rosenthal ha esplicitato quella che, a mio parere, è la lezione più importante che si può trarre dal tragico disastro della piattaforma Deepwater Horizon della BP nel Golfo del Messico.

 

“Gli americani hanno da molto tempo la forte convinzione che la tecnologia ci salverà, come i ‘nostri’ che arrivano quando ormai la battaglia sembrava perduta. Per tutto lo scorso mese, però, gli americani hanno assistito alla lotta degli scienziati per chiudere il pozzo sottomarino ed è apparso evidente che la nostra grande fiducia nella tecnologia era forse mal posta”, ha scritto.

 

Eppure, anche oggi, “molti esperti nel campo delle esplorazioni petrolifere sottomarine sono convinti che la tecnologia potrà risolvere tutti i problemi delle operazioni condotte a grandissime profondità, malgrado quanto attualmente successo con BP”.

 

Rosenthal cita come esempio Stefan Mrozewski del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University: “Stiamo spingendo le cose al limite estremo, ma personalmente credo che la tecnologia, in termini di attrezzature e procedimenti, sarà capace di mantenere il passo con quanto stiamo facendo, anche se quanto è accaduto può rallentare le cose”. “Secondo lui, l’incidente del mese scorso spingerà progettatori e ingegneri a migliorare tecnologie e procedure, così che un disastro come quello dell’esplosione di Deepwater Horizon non possa accadere di nuovo”.

 

Dall’altra parte, William Jackson, vice direttore generale dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura di Gland, Svizzera, ritiene fuorviata questa astratta dedizione alla tecnologia: “In questo momento storico, abbiamo una grande fiducia di possedere la capacità tecnologica di risolvere i problemi, ma questa fiducia si è dimostrata in questo caso erronea”.

 

Rosenthal richiama l’osservazione del famoso fisico Richard Feynman: “Perché la tecnologia abbia successo, la realtà deve avere la precedenza sulle pubbliche relazioni, in quanto la natura non può essere presa in giro”.

 

Il fallimento della nostra fede nella tecnologia come salvezza, ci porta a riprendere l’analisi dei benefici e dei pericoli della tecnologia che Papa Benedetto XVI fa nella enciclica Caritas in Veritate (specialmente nei paragrafi 70-77).

 

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