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Il recente intervento del ministro Tremonti sul Corriere della Seramette in luce una prospettiva nuova, che non solo supera il sapore stantio della trita e ormai soporifera contrapposizione tra liberisti e statalisti, ma individua la reale direzione intorno alla quale potrebbe essere costruito il rilancio dell’intero Paese. L’intervento di Tremonti individua una delle più gravi patologie italiane e ne indovina la terapia. La indovina in merito al presupposto e alla sintesi: il nostro Paese si colloca al 78° posto in termini di libertà di impresa, secondo l’ultima classifica delDoing Business 2010 (World Bank).

Continuando così in un contesto globale – dove, come scrive Tremonti, la competizione non è più «solo tra imprese ma tra interi sistemi» – l’alternativa è tra declino e sviluppo. Dove il declino è destinato a consumarsi nei termini di “una dolce morte”. «Se si vuole il declino, basta quindi lasciare le cose come stanno. Se invece si vuole lo sviluppo, si deve cambiare». Il sistema italiano è infatti complicato non solo da una atavica e quasi irremovibile resistenza degli apparati e da una intricata frammentazione delle competenze (Stato, Regioni ed Enti Locali).

Il sistema italiano è affossato, anche e soprattutto, da quella radice ideologica fondamentale che Tremonti evidenzia con lucidità: l’idea base dell’antropologia negativa, stigmatizzata nella formula hobbesiana homo homini lupus, tradotta poi nell’assioma per cui “pubblico” è uguale a “morale” e “privato” è uguale a “immorale”. Se l’uomo è lupo per l’altro uomo, ci vogliono fiumi di regole per ingabbiare l’animale, e tutto si risolve in quel paradosso – lucidamente descritto da Julián Carrón proprio partendo dall’individualismo hobbesiano in un suo recente intervento – per cui le regole non bastano mai.

Un esempio per capire: quanti di noi hanno fatto l’esperienza di scoprire che nel nostro Paese per ottenere una concessione edilizia occorre praticamente un anno, e poi sono rimasti di sasso quando sono venuti a sapere che in questo stesso Paese esistono 2 milioni di case fantasma, fatte emergere dalla mappatura aerea effettuata della Agenzia del Territorio, confrontando poi i dati catastali.

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