Bresciaoggi 4 ottobre 2011
 
«Chi vuole fare politica ha bisogno di un luogo, di un retroterra dove confrontarsi per questo abbiamo fatto Areopago», il sindaco di Brescia Adriano Paroli chiude così la tre giorni siciliana che per la prima volta dopo una consuetudine decennale non si è tenuta in Tunisia. L’idea è soprattutto quella di un luogo a cui tornare per alimentare «un’esperienza che continua e che non vuole essere determinata solo dalle contingenze della politica, come può essere la stessa appartenenza al Pdl, ma che sa guardare oltre». 
NON A CASO, quasi a sancire la traiettoria di Areopago Paroli ricorda una frase di Martinazzoli: «La politica è importante, ma la vita lo è di più». Sulla stessa linea il consigliere regionale Mauro Parolini: «In queste giornate abbiamo fatto emergere testimonianze che nella politica come nell’economia possano aiutare a fare un passo avanti. La questione non è indicare nemici, tanto meno giudicare gli altri, ma valorizzare ciò che c’è di buono. Oggi paghiamo il conto di una parte della classe politica che ha pensato che il problema fosse gestire il potere, che non ci fosse bisogno di altro se non di conquistarlo attraverso le elezioni. Noi vogliamo fare un altro percorso per il quale serve una capacità di giudizio e una concezione culturale forte. Per questo andiamo avanti in un momento in cui fare politica è la cosa più impopolare». 
Con Paroli c’è l’occasione per un rapido scambio su alcuni temi amministrativi. Innanzitutto il Pgt e il progetto di città da 220 mila abitanti: «Siamo convinti che aumentando l’offerta e abbassando i prezzi la residenza a Brescia potrà aumentare». Sugli immigrati e sul blocco a nuove moschee: «Brescia ha dato molto in tema di accoglienza, ma bisogna lavorare anche sull’integrazione e questa spetta soprattutto agli immigrati. Sui luoghi di culto non c’è stata nessuna limitazione della libertà di religione. Ma dobbiamo essere realisti e riconoscere che ci sono moschee dove si lavora contro l’integrazione». 
Sullo sviluppo di Brescia il sindaco pensa a una città che per la sua collocazione è come «una porta bifronte da una parte verso Milano e dall’altra verso il Veneto. È una grande occasione che altri territori lombardi, da Bergamo a Varese, non hanno e che finora non è stata adeguatamente considerata». Infine A2A: «Il prossimo rinnovo dei vertici sarà un momento per ridefinire le strategie con un rilancio, condiviso con Milano, delle diverse vocazioni della multiutility».