Corriere della Sera 22 maggio 2010
 

«I giornalisti e i magistrati levano alti lai. Gli uni parlano di "bavaglio", gli altri non vogliono perdere la comodità delle cosiddette intercettazioni a strascico. Però né magistrati né giornalisti ammettono che il problema esiste ed è serio». Augusto Barbera è ordinario di diritto costituzionale all’ Università di Bologna, per quasi vent’ anni parlamentare del Pci e del Pds, attualmente aderisce al Partito democratico e fa il controcanto a chi – davanti alla nuova legge sulle intercettazioni – suona l’ allarme democrazia. Timori infondati? «Ho l’ impressione che tutti debbano raffreddare gli animi e mettersi del ghiaccio sulla testa» Tutti chi? «Tutti. Il Pdl che sta segnando un clamoroso autogol, direi tafazziano. Sta mandando in porto una legge tutto sommato meno restrittiva del decreto Mastella, ma si sta creando un danno d’ immagine enorme – soprattutto in un momento come questo caratterizzato dalle indagini sulla cricca – senza peraltro alcun risultato concreto. Basterà aprire un blog ad Hong Kong e le intercettazioni diventano pubbliche lo stesso». E poi? «Un editore (si riferisce a Sky, ndr) che annuncia il ricorso alla Corte Europea, non sapendo che vi ci si può rivolgere un singolo soggetto solo dopo che siano stati esperiti tutti i gradi di giudizio in Italia. Niente da fare per tre o quattro anni dunque». C’ è altro? «Un sottosegretario Usa che paventa rischi nella lotta contro la mafia, mentre le indagini di mafia non vengono toccate dalla nuova legge». Arriviamo ai giornalisti… «Il problema esiste, inutile negarlo: abbiamo avuto pubblicazioni di intercettazioni dopo pochi giorni che erano state fatte. Abbiamo avuto pubblicazioni di intercettazioni praticamente in diretta. E in un caso addirittura in voce quando il Presidente del Consiglio Berlusconi parlava al telefono con il dirigente Rai Saccà per "raccomandare" questa o quella attricetta». Parliamo anche dei magistrati. «Il problema sono le intercettazioni a strascico: quelle fatte non per provare un reato, ma per vedere se salta fuori un reato. Quanto al divieto di pubblicazione delle intercettazioni mi sembra proprio eccessivo parlare di fascismo, di lesione della Costituzione. La pubblicazione di atti coperti dal segreto investigativo è già sanzionata oggi dall’ articolo 684 del Codice penale: c’ è l’ arresto fino a trenta giorni e l’ ammenda fino a 258 euro. L’ aumento dell’ ammenda fino a 10 mila euro non cambia la portata di una norma che è già in vigore dal 1981». Che fare allora? «Federazione nazionale della stampa e Associazione nazionale magistrati devono ammettere che il problema esiste, mettersi intorno a un tavolo e soprattutto proporre qualcosa di alternativo. Non è la Costituzione che è violata ma il buonsenso: visto che il problema non si crea con la pubblicazione, ma con la fuga delle notizie a monte». E il Pd? «Anche il Pd deve scegliere. Se essere giustizialista (anche se il termine non mi piace) o liberale. Se si è liberali in tema di libertà di stampa non si può non esserlo anche in materia di intercettazioni, altrimenti si entra in contraddizione». E lei dice che per il Pdl questa legge si rivelerà un boomerang? «Non ottengono nulla di concreto e creano un danno politico enorme all’ immagine non solo loro, ma anche del Paese: proprio non li capisco». M.Antonietta Calabrò 

Calabro’ Maria Antonietta