Bresciaoggi 10 aprile 2010
 
Le elezioni regionali sono ormai alle spalle, i giorni delle analisi a caldo sono volati e, in attesa della formazione della nuova Giunta Formigoni, sul pianeta della politica tengono banco le tensioni interne al Pdl. Sì, del partito che ha vinto le elezioni, perchè fino al voto ognuno corre per sè, fino a considerare avversari anche i compagni di partito, poi arriva il tempo in cui le varie componenti devono ricompattarsi e «fare squadra». E proprio questa è la preoccupazione di Viviana Beccalossi, deputato e coordinatrice provinciale del Popolo della libertà bresciano.
Onorevole Beccalossi, dopo il voto in casa Pdl non sono mancati i distinguo. Per fortuna avete vinto le elezioni…
«Purtroppo il sistema elettorale delle Regionali, che prevede la preferenza unica, amplifica gli scontri fra i candidati all’interno dei partiti. Anche un dirigente è "costretto" a schierarsi con un candidato, finendo per porsi implicitamente contro un altro. Ma questo fa parte del gioco e della dialettica politica. Poi si guarda avanti. Sì, per fortuna abbiamo vinto, ognuno dei candidati maggiori ha avuto le sue soddisfazioni e ora possiamo tornare a lavorare in serenità».
Proprio in serenità non sembra…
«C’è stata qualche scaramuccia, ma niente di particolare. Mi fa piacere, invece, che il ministro Mariastella Gelmini abbia deciso di impegnarsi direttamente per Brescia: idem il sottosegretario Stefano Saglia. Io lo stessa l’ho fatto e lo farò, rilanciando un mio vecchio pallino: il patto per Brescia. A prescindere da chi sarà assessore, l’importante è che il Pdl bresciano sia rappresentato nella prossima Giunta».
Un posto non sembra a rischio.
«Sulla carta no. Ma non si sa mai: la politica è l’arte dell’impossibile e a volte possono succedere anche cose che non ti aspetti, per cui bisogna essere sempre attenti e presenti».
Magari nelle alchimie del toto-Giunta il posto di assessore destinato a Brescia finirà alla Lega…
«Ho già avuto modo di parlare con il presidente Formigoni e con i vertici deò Pdl e sono stata rassicurata sul fatto che Brescia, seconda città della Lombardia per molti fattori, prima per altri, una provincia che per otto anni ha avuto il vicepresidente della Regione e nell’ultima legislatura addirittura tre assessori, anche stavolta sarà adeguatamente rappresentata. L’obiettivo è avere due assessori: diciamo uno il Pdl, l’altro la Lega, non se con Monica Rizzi o se Renzo Bossi verrà considerato bresciano, visto che è stato eletto qui».
Intanto, a Brescia ha tenuto banco lo scontro Saglia-Farina.
«Achille Farina a volte parla senza rendersi conto dell’importanza del ruolo che ha: capogruppo del partito di maggioranza relativa in Loggia. Nelle sue parole non c’era malafede, ma un po’ di leggerenza. sì. Ormai parlare di ex An e ex Fi non ha senso: siamo diventati un partito unico e come tale dobbiamo lavorare. Il tempo delle scaramucce è finito: ora bisogna costruire un partito forte e con un senso di appartenza unico, bisogna andare oltre gli schieramenti, Forza Italia e An, peggio ancora le correnti. Dirò di più: dobbiamo coinvolgere sempre più persone. per non diventare conservatori. An e Fi avevano alcuni difetti, ora che siamo il Pdl e, insieme, abbiamo vinto tutte le elezioni, dividersi sarebbe sbagliatissimo».
Nel Pdl c’è voglia di congresso?
«A Brescia il congresso si farà come in tutte le altre province, quando Berlusconi lo deciderà. Di sicuro non c’è un’urgenza Brescia: qui c’è solo bisogno di fare il partito insieme, anche perchè non ci sono più scuse. Davanti a noi abbiamo tre anni senza elezioni e dovremo sfruttarli per crescere e per radicarci, rafforzati dalla consapevolezza di aver vinto su tutti i fronti e di aver tenuto indietro anche la Lega, quando tutti davano per scontato un ampio soprasso. Il sorpasso non è avvenuto, ma nonostante questo il rapporto con la Lega è buono. Davvero non avrebbe senso dividersi. Sarebbe autolesionistico».
E chi parla di Pdl a 4 gambe?
«Problema superato. Un conto erano le correnti della vecchia Dc, o di An, che avevano visioni diverse su tematiche specifiche. Ma se oggi le correnti devono diventare bande armante per rivendicare posti nei consigli di amministrazione o per ottenere un assessore in più, non ho alcuna intenzione di assecondarle. Non è questa la visione del partito che ha Berlusconi. E neppure io. Grazie ai successi elettorali non abbiamo mai avuto così tanti amministratori: oggi nel Pdl c’è spazio per tutti, chiunque può trovare soddisfazione personale, oltre che politica».
Qualcuno ha detto che la componente ex An non può lamentarsi se non ha rappresentanza in Regione, visto che ha sostenuto il candidato ex Fi Mauro Parolini…
«Ripeto, c’è spazio per tutti. Anche per Vanni Ligasacchi, che non è stato eletto, ma ha ottenuto un grande successo di preferenze. Mi è sembrata saggia la dichiarazione del ministro Gelmini, quando ha detto che sarà il garante di tutto il Pdl bresciano e che non ci si dimenticherà di nessuno».
Ligasacchi, per la verità, ha parlato di «scelta miope» dell’ex-An…
«Se avere un ruolo diventa una pretesa non va bene. Allora rispondo che "o si vince o si perde" e che lui non è stato eletto. Se invece il ragionamento è "non si dimentica nessuno" fra chi ha contribuito al successo del Pdl, sono assolutamente disponibile, perchè, ripeto, c’è spazio per tutti».
Anche per l’ex presidente della Provincia Alberto Cavalli?
«Mi risulta che il presidente Formigoni e la stessa Gelmini abbiano preso un impegno personale nei suoi confronti, quando si era detto disponibile a candidarsi alle Regionali, dopo aver fatto per dieci anni il presidente della Provincia, e gli è stato chiesto di restare fuori un giro. Ora spero che l’impegno venga onorato. E che resti fuori da ogni quota».
Cavalli diventerà sottosegretario regionale, dunque. Intanto, in Broletto si apre la successione all’assessore Parolini.
«Abbiamo ancora davanti ancora qualche settimana per decidere. Certo è che gli assessori provinciali del Pdl dovranno restare sei. E se il presidente Molgora vorrà allargare la Giunta a dodici membri, per aggiungere un leghista in più, se ne potrà parlare». 
E se invece scenderà a dieci?
«I sei deò Pdl non si toccheranno in ogni caso. Idem la presidenza del Consiglio provinciale: deve restare a noi».