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Il sussidiario 19 Dicembre 2009
 

Il Ministro Tremonti ha formulato la proposta di un’autentica rivoluzione fiscale, nel corso di un incontro con i sindacati, che è rimasta sottotraccia nei media, ma che merita invece di essere rilanciata e valorizzata, oltre che discussa criticamente. Nel suo intervento Tremonti ha riproposto un tema della sua riflessione passata e cioè l’opportunità di rovesciare la struttura delle entrate fiscali, aumentando la quota dell’imposizione sulle “cose” e diminuendo quella sulle “persone”.

 

È questa un’impostazione teorica che si aggancia ad una grande tradizione che risale almeno ad Hobbes e considera come base centrale del reddito imponibile il consumo effettivo, mentre nelle moderne società avanzate la questione non è tanto quella della scelta fra imposte dirette o indirette, quanto della sua composizione relativa nel gettito complessivo. La scelta fra tassare le “persone” piuttosto che le “cose” non può essere risolta in astratto ma deve essere riferita al contesto specifico a cui è riferita: in Italia la pressione fiscale su chi paga le imposte è molto superiore a quella ufficiale, per il fatto che quella ufficiale è calcolata in rapporto al Pil che include l’economia sommersa – su cui per definizione le imposte non vengono pagate – mentre invece bisognerebbe considerare il Pil al netto dell’economia sommersa.

 

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