Bresciaoggi, 18 febbraio 2013

 

Famiglia, casa, pane, equiparazione pubblico/privato nella sanità e nella scuola sono alcuni dei temi che accomunano Lega Nord e Comunione e Liberazione. Di questi ha parlato ieri sera Roberto Maroni, candidato premier del centro destra in Lombardia, invitato a Brescia nella sala Capretti degli Artigianelli dalla rivista «Tempi», diretta da Luigi Amicone, uno dei teocon più ascoltati in questo spaccato di mondo cattolico.  LA FORMULA scelta per l’incontro quella delle domande programmatiche per dare modo al politico di esporre nel concreto i suoi punti programmatici. In sala, con Fabio Rolfi, vice sindaco lumbard in lista per il Pirellone, esponenti del Pdl, Mauro Parolini, Nini Ferrari, Marco Rossi. Le promesse elettorali sono precise. Sulla casa: una cordata Aler, banche, Comuni deve rilevare 20mila dei 70mila alloggi vuoti nella regione per affittarli soprattutto ai giovani che non pagheranno il canone per tre-cinque anni.  Sulle scuole: l’uguaglianza fra le paritarie e le pubbliche deve essere anche economica, con autonomia nei piani formativi, per garantire davvero una libera scelta ai genitori. «Non come è successo a me che, avendo studiato in un istituto pubblico, ho potuto solo confrontarmi con una cultura di sinistra; così sono stato di sinistra finché la Lega non mi ha illuminato», scherza l’oratore. Sulla sanità: idem, il sistema misto ospedali/cliniche va potenziato perché ha dato l’eccellenza alla Lombardia. E vanno eliminati i ticket per le prestazioni. «Il rapporto medico/ posti letto è in Sicilia 13:10, in Lombardia 7:10. Eppure non si sente certo raccontare di un lombardo che parta per l’isola a farsi curare!», ironizza ancora il candidato. I fondi vanno spesi bene quando c’è di mezzo la salute e allora l’aspirante governatore assicura che si farà affiancare da un’autorità indipendente che lo aiuti ad utilizzare al meglio i soldi dei cittadini. MA COME si fa se mancano le risorse? La soluzione la Lega la sta ripetendo, è il mantenimento qui del 75 per cento delle tasse versate. «Sono 16 miliardi con cui risolviamo tutti i nostri problemi», dichiara Maroni. Che aggiunge: «Premeremo anche per lo sblocco dei 4 miliardi che i 1500 Comuni lombardi non possono spendere per il patto di stabilità, penalizzati perché virtuosi». In campagna elettorale le frasi ad effetto sono un must e strappano gli applausi della platea. Maroni non si fa mancare nemmeno le battute di recente attualità. Attacca Prodi che «esce dalla naftalina, ritorna in campo, riportandoci indietro di vent’anni». Attacca Albertini «ossessionato da me, ma lui è l’ultimo dei miei problemi». Attacca Monti «che prima mi ha chiesto di mantenere per lui il ministero degli Interni mentre ora mi definisce un pericolo, a me che sono la persona più dolce del mondo e non farei male a una mosca. Io sono stato pericoloso solo per la mafia e infatti giro con la scorta. Se faccio politica è per il bene comune, mi sono sempre mantenuto lontano dagli affari. Mi impegno per degli obiettivi, se non riuscirò a raggiungerli, cambierò mestiere». Il politico cattura il pubblico con verve nonostante la stanchezza denunciata di una campagna in mezzo alla gente tutto il giorno. Accusa gli altri «che sanno usare solo insulti e barzellette, mentre noi abbiamo idee e progetti». Ma poi, a proposito dei tanti avversari politici attorno al Carroccio «che presto realizzerà la macroregione settentrionale fondata a Sirmione, unico programma davvero utile al Nord, capace di pesare finalmente a livello centrale», si lascia sfuggire la frase già detta da qualcun altro che «avere tanti nemici in fondo rappresenta un onore».  

Magda Biglia