Grandi risorse naturali, storiche e culturali. Capacità imprenditoriali e creatività. Sono queste le caratteristiche del nostro settore turistico. Con un grande limite: l’eccessiva disgregazione e dispersione di energie. Ora Expo ci dà una grande opportunità di cambiare.

Vorrei pertanto porre tre questioni essenziali che possono permetterci di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di vedere nell’Esposizione Universale il calcio d’inizio di una partita più ampia che permetterà, ne sono certo, al turismo made in Brescia di compiere un salto di qualità.

Primo: superare concretamente la frammentarietà. È uno degli obiettivi a cui sto dedicando maggiori energie; attraverso il Bando dei Distretti dell’Attrattività Regione Lombardia ha finanziato, con oltre 1,5 milioni di euro, quattro progetti condivisi che interessano le aree turistiche del Sebino, del Garda, della Valle Camonica e della Franciacorta, nonché, con più di 500mila euro, quello promosso dalla Associazione temporanea di Scopo Sistema Brescia per Expo 2015. Un risultato che ha permesso di aggregare soggetti pubblici e privati, di mettere in rete idee e risorse, di integrare diversi settori economici, di generare ulteriori investimenti e di rendere più allettante il nostro territorio per i turisti. Secondo: aumentare la consapevolezza di quello che siamo e di quello che abbiamo. L’offerta turistica bresciana può contare infatti su elementi di bellezza e varietà che la rendono unica nel mondo. E poi investire sulla capacità di raccontare questo patrimonio, di diffondere questo racconto e di farlo in maniera condivisa per aumentare la nostra dimensione ed essere visibili nella vastità del mercato globale. Terzo: puntare sulla formazione dei giovani e di chi già lavora, compresi gli imprenditori. Il turismo è in primis luogo di relazione tra persone; servono perciò educazione e competenze.

Ecco quindi che Expo diventa in questo modo un banco di prova importantissimo che proietta il sistema turistico bresciano nel dopo evento. Ricordo in ultima analisi che gli oltre 20 milioni di visitatori attesi costituiscono già da ora un volano naturale di promozione internazionale della nostra attrattività, che porterà benefici immediati e ricadute stabili e durature, anche nella misura in cui saremo in grado di far leva sulle tre succitate indicazioni e sulla nostra capacità di accogliere. Considerare il turismo un asset strategico di sviluppo e inquadrare la sua crescita in quest’ottica dinamica ci ha fatto pensare da subito al dopo expo. È infatti già pronto un piano di investimenti da 6,6 milioni di euro dal titolo “da Expo al Giubileo” per consolidare l’incoming turistico e promuovere l’attrattività della Lombardia attraverso la valorizzazione del turismo religioso e di tutti gli altri ambiti meno maturi e più promettenti della nostra offerta, come il cicloturismo e quello delle città d’arte.