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bresciaoggi 5 dicembre 2010
 
Roberto Formigoni è alla finestra. È lui una delle risorse del centrodestra pronte a entrare nell’arena nazionale se a Roma la situazione precipiterà e se le carte del quadro politico saranno rimescolate. 
Lui si prepara all’eventualità consolidando le posizioni: non a caso si accinge a compiere un viaggio in lungo e in largo in Lombardia per serrare le fila delle sue truppe. Nel frattempo rivendica i risultati di un quindicennio di governo del Pirellone, la considerazione espressa verso il modello-Lombardia dal leader conservatore britannico David Cameron, un bagaglio di valori e pratiche politiche che vengono dalla Dc e guardano alla vasta platea dei moderati.
PER TUTTI questi motivi il discorso che Formigoni ha tenuto l’altra sera alla festa di Areopago, nella palestra di Concesio dove l’associazione culturale presieduta da Maurizio Vanzani ha riunito 760 commensali, ha assunto uno spessore, una rilevanza, e una proiezione davvero inattesa. Formigoni l’ha pronunciato davanti a una platea in cui c’erano i «padri fondatori» di Areopago come il presidente del consiglio di sorveglianza di A2A Graziano Tarantini, il sindaco Adriano Paroli, il consigliere regionale Mauro Parolini, il presidente del consiglio provinciale Bruno Faustini, l’assessore comunale Paola Vilardi e l’assessore provinciale Maria Teresa Vivaldini, ma anche ospiti «amici» come il sottosegretario regionale Alberto Cavalli, la coordinatrice provinciale del Pdl Viviana Beccalossi, il suo vice Giuseppe Romele e tanti amministratori locali del Pdl (ma anche di liste civiche e, in qualche caso, dell’Udc e persino del Pd). 
Mauro Parolini invoca apertamente un’iniziativa di Formigoni: «Gli chiediamo di guidarci anche a livello nazionale, di continuare ad aiutarci a dare un senso alla politica, perchè di fronte alle cose non belle che si vedono oggi verrebbe la voglia di lasciare. Ma il fallimento della politica è la disgregazione». 
Adriano Paroli gli fa eco ricordando che «l’esperienza, l’impegno di Formigoni sono all’origine di quello che abbiamo fatto, sono una guida contro la dispersione di valori». 
IL 63ENNE presidente della Lombardia invoca un ritorno ai «fondamentali» del fare politica, intesa cristianamente (e montinianamente) come «forma eminente di carità». «Bisogna alzare la voce – insiste – perchè la politica dia più valore ai valori veri dell’uomo». Lui li declina evocando «il valore della persona, la centralità della famiglia e del lavoro, una società rispettosa della dignità dell’uomo, che riconosca il valore dell’impresa». 
Dal cielo dei principi, la «planata» sul terreno politico: «Noi – spiega Formigoni – abbiamo scelto un partito: il Pdl. Nonostante problemi ed errori ci confermiamo lì perchè nel Pdl i nostri valori li abbiamo trovati, li abbiamo visti riconosciuti». 
Il Pdl insomma è uno strumento, non il «credo» definitivo del popolo di Formigoni, il quale da parte sua preferisce ricordare i risultati conseguiti in prima persona: «Dopo una battaglia di 15 anni la Lombardia è considerata la capitale della sussidiarietà, un modello citato da Cameron come riferimento del suo concetto di "big society"». 
I traguardi del welfare lombardo sono sempre più ambiziosi. «Abbiamo istituito il fondo "Nasco" per assicurare aiuti economici alle donne lombarde che scelgono di non abortire: in Lombardia abbiamo cancellato l’aborto per motivi economici». Poi c’è il gruppo di lavoro strategico creato «per aiutare le donne a conciliare il tempo di lavoro e il tempo della famiglia». 
Nel welfare lombardo il volontariato, l’associazionismo, il terzo settore giocano un ruolo essenziale: «L’abbiamo coinvolto perchè sia promotore delle politiche regionali». Politiche essenziali per «ovviare alle pecche a livello nazionale». Lì si affacciano i nodi nazionali: «Tanti disegni fatti da mesi – sostiene il presidente della Lombardia – non tengono conto della democrazia. La regola democratica vuole che a decidere chi governa non siano i capi o le alchimie. In Italia il governo scelto dagli italiani è quello del Pdl e del suo presidente. L’augurio è che il 14 dicembre ci sia un soprassalto dei deputati eletti nel Pdl che in tre mesi sono passati all’astensione e infine all’opposizione. Questo è un tradimento che non potrebbe non essere sanzionato dagli elettori». 
FORMIGONI non si iscrive tuttavia fra gli ultrà di questo governo, e riserva qualche stilettata all’azione dell’esecutivo: «L’augurio – dice – è che il governo vada avanti, faccia le riforme, e potenzi il dialogo con noi amministratori». Il terreno di confronto (e scontro) è chiaro: «Oggi ci sono alcune cose sbagliate e fra queste c’è il Patto di stabilità, che impedisce ai Comuni virtuosi di spendere soldi che hanno in cassa. Noi invece crediamo nell’autonomia, e in un sistema che preveda la premialità per i Comuni virtuosi». Una frecciata indirizzata al «governo amico» a Roma che viene accolta con calorosi applausi da una platea folta di amministratori locali che con questo benedetto Patto di stabilità devono fare i conti ogni giorno. 
Il messaggio finale di Formigoni è esattamente quello di un «serrate le fila» in vista delle situazioni complicate che si preparano a livello nazionale: «Nella nostra regione – insiste – è importante tenere serrate le fila, è importante che rimaniamo insieme: noi, popolo impegnato in politica, che abbiamo scelto il centrodestra ci siamo e ci saremo a fianco delle nostre imprese, dei nostri cittadini». Un discorso e un disegno politico che mira a rinsaldare la roccaforte lombarda ma per proiettare lei (e il suo leader) nell’Italia del post-Berlusconi.