Corriere della Sera 25 Agosto 2013

 
Riconoscere il «valore» del Garda, i suoi paesaggi, le sue bellezze, il suo potenziale turistico. Ma anche il suo spessore «culturale e valoriale» che ne fanno un «unicum» che merita di essere riconosciuto dall’Unesco. Chi può mettere in fila le limonaie e le grotte di Catullo, il Vittoriale e le pendici del Baldo? La proposta lanciata dal Corriere lo scorso 21 luglio, in meno di un mese ha raccolto l’entusiasmo di operatori e istituzioni e si sta già trasformando in un impegno concreto per Regione Lombardia. Un impegno al quale darà un contributo sostanziale anche Mauro Parolini, gardesano doc e capogruppo del Pdl in consiglio regionale. In campo c’è già l’annunciata mozione di Fabio Rolfi, per conto della Lega Nord. «Inutile presentare altri documenti, che si rivelerebbero doppioni ? spiega Parolini ? Dobbiamo cercare di muoverci insieme per mostrare fin da subito che si tratta di un’iniziativa che mira alla sostanza, al di là delle primogeniture. È chiaro che la responsabilità delle decisioni spetta alla maggioranza, ma il mio impegno sarà cercare di coinvolgere anche i consiglieri di minoranza in modo che dall’area bresciana arrivi un segnale chiaro e forte». Insomma, se Brescia si muove compatta ci sono anche più chance di convincere la giunta a lavorare per promuovere la candidatura del Garda tra i luoghi patrimonio dell’umanità. Anche perché in giunta ci sono ben tre assessori bresciani e Vivina Beccalossi, titolare della delega al Territorio, ha già spiegato che porterà la questione in una delle prossime riunioni dell’esecutivo regionale. Una strategia d’accerchiamento, insomma, con più iniziative in campo per raggiungere lo stesso obiettivo: il riconoscimento Unesco. «Un riconoscimento di valore ? spiega Parolini ? che può essere usato come marchio di qualità del nostro territorio. Si tratta di uno stimolo per riconoscere l’unitarietà di un territorio, diviso in più regioni, ma, insisto, anche del valore unitario del Benaco». Si tratta insomma di una «grande opportunità», non solo da sfruttare per «pubblicizzare l’area del lago sotto il profilo turistico», aspetto comunque non secondario per un territorio vocato al turismo. Ma «per stimolare una coscienza più forte del valore dell’area in cui viviamo». Sarà perché l’essenziale è invisibile agli occhi, ma avere sott’occhio tutti i giorni le bellezze del Garda può indurre a dar per scontato questo patrimonio. «Lo dico non solo in termini vincolistici ? prosegue Parolini ? Anzi, i vincoli paesaggistici in questi anni sono stati applicati in modo troppo burocratico. Se il risultato è quello che si è prodotto oggi tra Salò e Desenzano, siamo di fronte a un fallimento. Bisogna studiare un sistema per incentivare uno sviluppo armonioso e sostenibile del Garda. Ma non si può pensare di cristallizzare la situazione a quel che c’è oggi». Uno sviluppo sostenibile, di qualità, non di quantità.E il cammino verso il riconoscimento Unesco potrebbe dare una mano in questa direzione. «Il mio auspicio ? continua Parolini ? è che questa iniziativa possa diventare un modo dinamico e positivo di guardare al futuro, un ulteriore stimolo per uscire dalla crisi». Insomma, non qualcosa di calato dall’alto destinato a congelare lo sviluppo del lago, ma un riconoscimento che sia anche ipotesi di lavoro, indicazione su come garantire un futuro sempre più roseo al Garda. «Ecco perché mi muoverò affinché la Lombardia sia parte attiva insieme a Veneto e Trento. È uno dei tanti casi in cui la macro regione può essere messa alla prova per vedere se è solo un enunciato o ha conseguenze pratiche». Uno dei casi in cui il «valore» in ballo può mettere d’accordo tutti, al di là dei partiti e dei campanili.
 
Bacca Davide