Agli imprenditori convenuti per l’assemblea nazionale della Compagnia delle Opere, Julián Carrón ha detto che viviamo in un contesto culturale nel quale la risposta alla sfida del rapporto tra l’io e la comunità è l’individualismo. Condivide?
 
Sì. Il ’900 dal quale siamo appena usciti è stato per eccellenza il secolo della massa: è stato così nel lavoro, nella società, nella comunicazione, nella produzione della cultura, nella politica. Siamo invece entrati in un secolo in cui conta il “personal”, l’individuo. Abbiamo davanti due strade possibili: quella che mi pare indichi Carrón, cioè il ritorno alla persona, ricordandosi che anche quando le persone sono aggregate in una massa sono singolari, restano ciascuna con una sua autonomia e dignità. E quella dell’individualismo, che rappresenta una deriva della prima: cioè io avanzo per conto mio, conto solo io e basta.
 
C’è un paradosso: da un lato la modernità incoraggia l’individualismo, dall’altro è costretta a moltiplicare le regole per imbrigliare il nemico – secondo il principio homo homini lupus – che ognuno di noi si rivela potenzialmente essere. 
 
Viviamo in un tempo segnato dalla contraddizione. Pensiamo al paradosso della privacy: mai come oggi la privacy è nominata, ambita. Oggi rivendichiamo la privacy, ogni nostro gesto è controllato, riprodotto, timbrato, autorizzato. Per la nostra sicurezza abbiamo accettato tutto questo, ma il risultato è che nessuno di noi ha più alcuna privacy. Lo stesso accade nella politica: la controparte della riservatezza è lo scandalo. La modernità assume un valore e lo contraddice subito in pratica.
 
In questa situazione che cosa bisogna fare?
 
Agire in questo tipo di contesto è difficile. I legislatori si chiedono solo cosa convenga loro dire oggi, i banchieri e i finanzieri in cosa convenga loro investire oggi. Abbiamo tutti perso l’ambizione ad uno sguardo più ampio, a guardare le cose in un periodo più lungo. È il male della fine del secolo scorso e di questo all’inizio: il nichilismo, l’idea che vero e falso, bene e male non si distinguono, che tutto è la stessa cosa e non cambierà mai nulla.  Mai come oggi occorre dare la priorità all’educazione, ad una riforma della società, dei costumi. Vale anche per la politica.
 
Il nostro paese sembra meno colpito di altri dalla crisi, ma prevale lo spaesamento, gli imprenditori denunciano di essere lasciati soli, non riescono a mettersi insieme, a pensare oltre il proprio particolare. Come vede la situazione?