Bresciaoggi 30 marzo 2010

 
«Non è tanto importante se in testa è il Pdl o la Lega. Entrambe sono realtà di popolo. Quello che conta sono i problemi della gente e la concretezza della politica». Ha un bel dire il ministro Mariastella Gelmini, che ha commentato così l’esito della consultazione elettorale ai microfoni di un’emittente locale. I militanti del Popolo della libertà e del Carroccio però non vedono le cose proprio allo stesso modo. Ieri fino a notte hanno atteso in prefettura i dati con trepidazione, sperando nella vittoria. È stata davvero una giornata da togliere il respiro. Alla fine, alla chiusura dello spoglio, ha vinto il Pdl per un soffio, solamente per 1.706 preferenze in più. 
«SIAMO straordinariamente soddisfatti perché la coalizione nel suo complesso in provincia ha ottenutoil 60 per cento di voti che porterà in dote al presidente Roberto Formigoni – commenta a caldo la coordinatrice provinciale Pdl, Viviana Beccalossi -. In queste condizioni Pdl e Lega si possono anche permettere il lusso di guardare fino all’ultimo al loro “derby" interno». L’orgoglio è maggiore perché «un sondaggio dava poco tempo fa il Pdl indietro di 8 punti rispetto alla Lega». Per il partito che, tutto sommato, è di recente costituzione è un segnale forte: «Da qui si comincia a costruire e il mio appello è che si costruisca tutti insieme, tutte le correnti unite». 
Il vicecoordinatore Giuseppe Romele parla di «conferma della stabilità in città e provincia». Il Pdl – dice – «si mantiene partito di maggioranza e di governo, responsabile degli equilibri». Quanto al testa a testa con la Lega, «la buona concorrenza è il sale della democrazia – commenta – ed ha fatto sì che tanti militanti si impegnassero per portare a casa buoni risultati». Questo è il primo vero test per il Popolo della libertà bresciano ed è «la conferma ulteriore che è stata un’intuizione positiva. Ci si augura che ora faccia passi avanti con la celebrazione dei congressi». Quanto al «crollo» rispetto alle ultime regionali, nelle quali Forza Italia e Alleanza Nazionale si presentarono separatamente, «la somma dei due partiti non è aritmetica ma ci confermiamo in testa e questo è importante».
Il sottosegretario Stefano Saglia guarda più ai risultati nazionali e sottolinea che è stata «sconfitta la linea giustizialista dettata da Di Pietro alla sinistra. Le Regioni più rilevanti sono andate al Pdl e ora il governo sa che può completare le riforme decisive». Per il partito insomma un buon risultato: «Ora bisognacompletare gli organismi dirigenti perché non ci siano più equivoci sul ruolo di centrodestra del partito». Una metafora calcistica invece per commentare gli equilibri con la Lega: «Comunque sia andato il derby -commenta – il campionato si vince insieme».
A TARDA SERATA ancora la situazione delle preferenze era incerta. In nessun partito come nel Popolo della libertà questi numeri sono importanti per determinare l’equilibrio tra le correnti.
L’assessore provinciale Mauro Parolini, che sembra avere davvero fatto il pienone ed aver superato tutti, parla scaramanticamente di «orientamento positivo» e rimanda i commenti più approfonditi a quando i dati saranno definitivi. Si limita a dire che il risultato del partito è buono, «è stata premiata la capacità di rispondere ai bisogni». L’assessore uscente Franco Nicoli Cristiani, che dovrebbe piazzarsi al secondo posto dopo Parolini, ammette: «Sono moderatamente soddisfatto. Mi aspettavo qualcosa di più. Forse sul territorio c’è stata qualche promessa non mantenuta ma io i miei voti li ho presi».
Margherita Peroni, a lungo alle prese nel testa a testa con lo stesso Nicoli, sembra sollevata comunque vada a finire: «Queste elezioni dimostrano che la nostra è una realtà popolare. Gli altri candidati avevano apparati di partito ad appoggiarli eppure i dati sono qui da vedere. Credo che il Pdl debba cambiare stagione. Io dal canto mio, durante la campagna, ho avvertito una grande voglia di partecipazione».
Dovrebbe essere quarto nel Popolo della libertà invece Vanni Ligasacchi, il candidato in quota An. Anche se il suo seggio in consiglio traballa, lui si dice «soddisfatto» per i voti che ha preso. «Ogni voto che arriva è un premio. Farcela non era semplice. Chi lo sa che magari le dimissioni di qualcuno a Milano non mi permettano di rientrare».