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Sono trascorsi novant’anni da quando Sigrid Undset pubblicava La ghirlanda, prima parte di un grande trittico di storia medievale che, assieme alle altre due uscite nel 1921 e l’anno successivo, formeranno Kristin figlia di Lavrans.

 

Come mai la Undset, già abbastanza famosa per romanzi di ambientazione contemporanea, si dedicava al Medioevo? Un grande influsso si deve senz’altro al padre, archeologo e profondo conoscitore della storia medievale della Norvegia, che Sigrid aveva perso quando aveva undici anni. Ma questa spiegazione autobiografica non sembra sufficiente.

 

Nella cristianizzazione della sua patria, avvenuta nei secoli in cui ambienta la vicenda di Kristin e quella del successivo Olav Audunsson, la Undset vede uno snodo di fondamentale importanza anche per l’attualità. Quello che le interessa analizzare è il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, ma non tanto per amore del passato, quanto perché vede chiaramente che nel Novecento si assiste a un pericoloso movimento contrario: l’abbandono del cristianesimo in favore di un nuovo paganesimo.

 

La questione di fondo riguarda la concezione dell’uomo. La Undset riconosce, attraverso l’analisi storica che diventa poi contenuto narrativo, che la grande novità del cristianesimo è l’indiscusso primato della persona e della sua libera responsabilità. Il senso del peccato che il cristianesimo ha introdotto – e di cui le sue saghe sono intrise – non è una cappa opprimente posta sopra la libera espressione naturale del pagano; anzi, è la liberazione dell’uomo pagano dalla schiavitù di meccanismi impersonali (la vendetta, il clan, gli spiriti più o meno maligni) in vista dell’affermazione fino ad allora inconcepibile della sua personale identità responsabile.

 

Per la Undset si tratta di una conquista di civiltà di valore incalcolabile. Una conquista che il neo paganesimo moderno mette gravemente in discussione quando sostituisce alla responsabilità personale le colpe dell’imperfetto sviluppo sociale o le necessità del dato psicologico. Ma un uomo privato della sua ultima libera responsabilità, osserva la Undset, è un uomo annegato nel contesto sociale e ultimamente nel potere dominante il momento storico.