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Corriere della Sera 26 Giugno 2010
 
Il dibattito aperto dal Corriere della Sera sul «Welfare Sussidiario» rappresenta – per merito del ministro Tremonti che l’ ha introdotto e di quanti sono successivamente intervenuti – una della poche finestre che apre uno scenario in positivo sull’ uscita dalla spaventosa crisi attuale. Il sistema di Welfare State – costruito nel ‘ 900 su tecnicalità che a fronte di «particolari» condizioni di vita prevedono in sostanza criteri e modalità risarcitorie (prevalentemente monetarie) con l’ oggettivizzazione delle «anomalie-diversità» – va trasformato in un sistema di welfare community impegnato a promuovere le capacità di vita delle persone grazie soprattutto a relazioni interpersonali . Quello che doveva essere lo strumento della solidarietà (interprete del collegamento virtuoso voluto dalla Carta Costituzionale tra i diritti di iniziativa, di lavoro, di studio e i doveri verso «soggetti nel bisogno») si è purtroppo oggettivizzato, con regole, protocolli, specializzazioni, competenze autoreferenziali (basti pensare alla miriade di lauree in campo sociale sfornate dalle Università), ha perso l’ irrorazione di quella vena relazionale che sta alla base della coesione sociale e l’ ha sostituita con meccanismi procedurali al riparo dalla competizione. È la deriva, quale causa della crisi, di quella separatezza del sociale dall’ economico, ove la logica dominante è l’ efficienza e la massimizzazione dell’ efficienza considerata un canone neutrale. Il che non è, guardando agli effetti di questa profonda crisi che sta bruciando risparmi, posti di lavoro, speranze, nel segno della «massimizzazione del profitto speculativo» quale misura sostanziale dell’ efficienza dei mercati finanziari. Di fronte ad autorità monetarie incapaci di ricondurre a ragione questo mostro che ci sta devastando, anzi determinate con Basilea 3 a radicare ulteriori parametri quantitativi-oggettivi su cui poi le abilità della finanza spregiudicata si muoveranno con parossistica velocità di reazione e con manipolazioni interessate delle informazioni e delle conoscenze, così da determinare comportamenti a catena da effettivo driver, per fortuna si discute di questa revisione sussidiaria del sistema di benessere individuale e collettivo. È la sfida della coesione sociale, fondamentale paradigma della crescita, in cui il vincolo-obiettivo della centralità della persona, può rappresentare un valido terreno sperimentale per un capitalismo riformato. Se il fine dell’ economia sta nella persona, il processo di formazione del capitale umano ne diventa vettore guida sul quale far convergere soggetti e strumenti ora marginali o disattesi. Pensiamo all’ impresa: ad esempio il Centro Siri di Genova ha raccolto imprese di diversa natura, dimensione, tipologia produttiva, unite nel condividere e praticare strategie aziendali orientate al Bene Comune. Quando imprenditorialmente si ottengono risultati frutto comune di efficienza ed equità, si riesce a dar corpo ad una società che ha meno ferite da lenire; ne guadagna il riconoscimento esterno verso l’ impresa, l’ apprezzamento della sua funzione e della sua capacità di coagulare risorse verso traguardi concreti, alti, di medio/lungo periodo. Pensiamo a quel versante del welfare che si dedica a situazioni di disabilità cronica, di infermità inguaribile, di non autosufficienza permanente. Chi ne è colpito (i numeri sono crescenti, specie per l’ invecchiamento della popolazione) è portatore di un limite strutturale che non gli consente di essere soggetto – attivo, razionale, consapevole, libero, autonomo – di domanda, in un’ asimmetria che lo rende subalterno all’ offerta. Un caso di scuola di «fallimento del mercato» perché la massimizzazione del profitto conculca la dignità della persona e quindi va preclusa. Ma occorre anche rimuovere la priorità erroneamente assegnata alla gestione pubblica, considerata più affidabile nell’ investire sulle potenzialità residue di queste persone per migliorare la loro esistenza, in quanto si trova gravata da impostazioni burocratico-mansionariali e da pressioni politico-partitiche, assai lontane dall’ efficacia e dall’ innovazione. L’ economia civile è la nuova frontiera del welfare sussidiario. Tra l’ altro diffonde una cultura sana del superamento del limite: una condivisione operosa tra persone, senza accanimenti terapeutici e diagnostici inutili e costosi, senza abbandoni fideistici all’ onnipotenza della tecnica, senza quel ricorso, purtroppo diffuso nei giovani, allo sballo, all’ alcolismo e alle droghe. Una cultura educativa fondata sul principio del dono e della gratuità, che va oltre lo scambio di equivalenti: muta la prospettiva, porta fiducia, mette in gioco tutti i talenti. Partire dall’ imperfezione e dal limite è un po’ come ritrovarsi ad osservare la realtà capovolgendo il cannocchiale per scoprirsi attenti alle percezioni permeate di finitudine del nostro corpo in vita. La riforma del welfare sussidiario viene a stimolare l’ agire donativo offrendo spazi concorrenziali verificati sulla testimonianza della giustizia e della carità, per ottenere maggiore qualità umana e sociale e minori costi operativi. Per un’ associazione che fonda – tra chi esercita l’ attività di impresa nell’ economia reale per una società aperta ed un mercato responsabile – la propria capacità aggregante sull’ impegno personale e sul primato dei valori umani conseguito sul campo, il dibattito sul welfare sussidiario sollecita l’ imprenditoria e l’ imprenditorialità a superare le distorsioni del capitalismo finanziario e dello statalismo centralistico. Partendo dall’ area più difficile dove ci sono squilibri e disuguaglianze da sottrarre alle logiche della speculazione e della burocrazia, per contribuire a formare, stando dentro ai processi senza la continua invocazione di regole, quel consorzio umano che è sinonimo di vera civiltà. presidente Unione cristiana imprenditori dirigenti RIPRODUZIONE RISERVATA **** Welfare sussidiario, o se preferite il Welfare dei privati che sostituisce lo Stato. Dario Di Vico ha aperto la discussione sul Corriere. Al suo intervento sono seguiti quelli di Maurizio Ferrera e del ministro Maurizio Sacconi. Oggi scrivono Angelo Ferro e Giorgio Vittadini. Tutti saranno pubblicati sul blog di Dario Di Vico (generazionepropro.corriere.it)

Ferro Angelo