Giornale di brescia 10 aprile 2010
 
Difficilmente prima della fine di aprile, necessariamente entro il Consiglio regionale convocato in prima seduta il 10 maggio. Questi i tempi che gli osservatori e gli esperti di cose politiche indicano come «fisiologici» perché il confermato presidente Roberto Formigoni possa definire – con volti, incarichi ed equilibri politici – la squadra che governerà la Regione nei prossimi cinque anni.
Una squadra nella quale – come lo stesso Formigoni aveva confermato al nostro giornale all’indomani del voto – «sicuramente ci sarà un posto per Brescia». Così era stato nel 2000 (Viviana Beccalossi e Franco Nicoli Cristiani). Così era stato nel 2005 (Mario Scotti, Franco Nicoli Cristiani e Alessandro Cè, uscito dalla Giunta nel 2007 perché uscito dalla Lega Nord). Così sarà anche nel 2010: un posto, forse due per i rappresentanti del nostro territorio.
Il criterio delle preferenze
Chi sarà chiamato a quegli incarichi? Quando manca un mese al primo Consiglio regionale è ancora presto per dirlo con sicurezza, anche se alcuni elementi già possono essere indicati. Il primo riguarda il fatto che Formigoni avrebbe più volte sottolineato la necessità che chi entra in squadra come assessore possa portare in dote un forte legame con il territorio, meglio ancora se espresso attraverso un numero significativo di preferenze raccolte.
Da questo punto di vista – allora – Brescia potrebbe esprimere i nomi di Mauro Parolini (Pdl, con la Giunta Cavalli e ancora oggi con Molgora assessore ai Lavori pubblici di Palazzo Broletto, con 19mila preferenze il più votato dei bresciani alle urne di fine marzo) e di Renzo Bossi (Lega, figlio del «senatùr» che nella nostra provincia ha raccolto quasi 13mila consensi personali).
Il «nodo» della presenza rosa
Ma quello delle preferenze – ovviamente – non è e non può essere l’unico criterio utilizzato. Da più parti infatti viene segnalata l’esistenza di una sorta di «nodo rosa», l’esigenza – cioè – che nella nuova Giunta entri anche una rappresentanza femminile. Chi solleva il tema ricorda che proprio durante l’ultimo mandato Formigoni la Regione ha modificato il proprio Statuto, che oggi fa un esplicito riferimento alla necessità di promuovere il più possibile l’equilibrio dei generi nella presenza istituzionale. Sia chiaro: nessun vincolo rigido (la mancanza di donne dalla Giunta non ne comporterebbe automaticamente l’invalidità) ma certo una forte indicazione culturale e politica che sarebbe in qualche misura imbarazzante disattendere.
È su questo fronte, allora, che si aprono ulteriori scenari. In casa Pdl ad esempio le urne bresciane hanno confermato Margherita Peroni (con 15mila preferenze è l’unica donna in tutta la regione eletta in Consiglio dal Popolo della libertà) per la quale l’ipotesi di un ruolo da assessore resta quindi aperto. Ma novità potrebbero arrivare anche in casa leghista. La camuna Monica Rizzi, consigliere uscente, era presente in quella parte del «listino» che per la «troppo ampia» vittoria di Formigoni non è entrato in Consiglio: secondo alcuni osservatori lei, che non aveva corso in prima persona per raccogliere preferenze lasciando così più spazio all’esordio elettorale di Renzo Bossi, potrebbe ora contare su un appoggio sostanziale dello stesso indiscusso leader leghista. Tanto che ad oggi potrebbe essere proprio quella di Monica Rizzi la posizione più solida.
Un ultimo fronte riguarda, infine, la possibilità – circolata ampiamente prima del voto – che l’ex presidente dell’Amministrazione provinciale Alberto Cavalli possa venir nominato sottosegretario. Anche in questo caso meno di un mese per vedere se le ipotesi di oggi si tradurranno in realtà domani.
Massimo Lanzini