La Rete Italia
 

L’approccio con il quale mi sono sempre mosso nasce dalla consapevolezza che il nostro è un grande paese, capace (nella storia come oggi) di grande creatività, di grande personalità e quindi di grande capitale umano. 
Sono particolarmente convinto del fatto che la politica abbia infatti come primo compito proprio quello di riconoscere e valorizzare ciò che c’è nella società. Questo è il significato primo di un termine a me particolarmente caro, la sussidiarietà. 

Il Pil è un indicatore importante ma non sufficiente a misurare lo stato di salute di un paese, di una economia. 
Ho letto un interessante articolo dell’Herald Tribune (challenging the king of economic statistic) nel quale viene affermato con forza che non vi è una equivalenza tra la crescita del GDP (Gross Domestic Product = PIL) e lo sviluppo di un paese. 
 
E’ lo stesso assunto evidenziato dalla Commissione delle Comunità Europee, che in una comunicazione al Consiglio ed al Parlamento Europeo sottopone un documento dal titolo "Non solo il PIL – misurare il progresso in un mondo in cambiamento". "Vista la sua natura ed il suo scopo, il PIL non può costituire la chiave di lettura di tutte le questioni oggetto del dibattito politico. in particolare, il PIL non misura la sostenibilità ambientale o l’inclusione sociale ed occorre tenere conto di questi limiti quando se ne fa uso nelle analisi o nei dibattiti politici"
 
Autorevoli personalità del mondo accademico, sostengono questo assunto da tempo ed oggi sembra arrivato il momento di una consapevolezza internazionale. 
Il nostro Paese deve essere "analizzato" tenendo conto non solamente del PIL, ma di altri fattori come il risparmio, la ricchezza o l’indebitamento delle famiglie. 
 
Tabelle comparative ci consentono di evidenziare come la nostra economia, alla luce di fattori ponderati, si trovi in posizioni ben più di rilievo rispetto ad una semplice valutazione del PIL. Ad esempio le famiglie italiane sono le meno indebitate in una comparazione con Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. 
 
Questo approccio è fondamentale in un momento di crisi in cui gli stati nazionali sono impegnati nel costruire un nuovo modello di sviluppo economico che rimetta al centro la persona. Per questo credo che un contributo importante arrivi dalle parole di Benedetto XVI che lo scorso 30 aprile, parlando ai membri della pontificia accademia delle scienze sociali ha detto: "Piuttosto che una spirale di produzione e consumo, la vita economica dovrebbe più giustamente essere considerata come un esercizio di umana responsabilità, intrinsecamente orientata verso la promozione della dignità della persona, del conseguimento del bene comune e dello sviluppo integrale – politico, culturale e spirituale – degli individui, delle famiglie e delle società”. 
 
 
Maurizio Lupi