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«La Grecia è unica per tutto». Con queste parole ieri il presidente della Banca Centrale europea, Mario Draghi, ha tranquillizzato l’Europa escludendo in maniera categorica che le misure di austerità approvate la scorsa notte da Atene costituiscano un modello di riferimento per gli altri paesi dell’Unione europea in difficoltà. Ad Atene Governo e partiti hanno raggiunto una decisiva intesa su quanto sollecitato da Unione europea, Banca centrale europea e Fondo Monetario internazionale.

Sono effettivamente molto pesanti le nuove regole contenute nel piano austerità che ha scongiurato  ancora una volta il default dello stato greco, dopo una giornata molto intensa, in cui si sono alternate voci rassicuranti e pessimismo. Ha avuto ragione il presidente Barroso, che non aveva mai considerato l’ipotesi default. «Vogliamo la Grecia nell’euro. Questo è molto importante non solo per lei, ma anche per l’euro e per il progetto europeo».

Sarà subito prorogata di un anno (2015) la deadline entro la quale Atene deve generare nei propri conti pubblici un avanzo primario di 4,5 miliardi di euro. Le nuove misure di austerity (tra le quali spicca la riduzione del 20% del salario minimo, con 15.000 licenziamenti nel settore pubblico), che si aggiungono a quelle già messe in atto negli scorsi mesi, dovranno obbligatoriamente essere pari a 10 miliardi di euro. Ricordo soltanto alcune delle norme anticrisi fin qui adottate: obiettivo di ridurre di 150.000 il numero dei dipendenti pubblici entro il 2015; età pensionabile delle donne elevata a 65 anni, come quella degli uomini; pensioni di anzianità sotto i 60 anni disincentivate; assegno previdenziale legato all’andamento del Pil (dal 2014); abolizione dei trattamenti di reversibilità; riduzione tredicesime e quattordicesime. Tutto questo insieme a molte nuove tasse tra cui una specie di patrimoniale sulla casa, ed alcune altre sui consumi.

Manca ora solo l’approvazione da parte dell’Eurogruppo, che però ha lasciato intendere che l’accordo ci sarà, probabilmente la prossima settimana. Parlando della Grecia, il Presidente Barroso nei giorni scorsi ha aggiunto che "il costo di un default e della sua eventuale uscita sarebbe molto più elevato del costo di continuare a sostenerla".

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