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Le reazioni al viaggio di Berlusconi in Israele hanno confermato un occhiuto preconcetto nei suoi confronti. Soprattutto se si considerano le posizioni non troppo dissimili degli altri capi di Stato europei. Persino per quanto riguarda Gaza. Si ricordino gli interventi della Merkel che individuava in Hamas l’unica responsabile del precipitare della situazione. Sulla stessa scia Sarkozy. E anche Obama si chiese cosa avrebbero potuto fare gli americani se dei razzi fossero piovuti sulle loro teste.

 

La visita in Israele del nostro Presidente del Consiglio, dunque, corona una politica estera, ben rappresentata dal ministro Frattini, che ha ricondotto l’Italia all’interno della diplomazia occidentale, contrariamente alle passeggiate a braccetto con Hezbollah. Una politica estera che condivide le preoccupazioni di recente espresse anche dall’amministrazione americana sulle colonie di Tel Aviv. Berlusconi, in un’intervista al quotidiano Haaretz, ha spiegato che «la politica israeliana degli insediamenti può rappresentare un ostacolo alla pace. Voglio dire al popolo e al governo israeliani, da amico, con il cuore in mano, che perseverare in questa politica sarebbe un errore».

 

E infine: «Non si potrà mai convincere i palestinesi della buona volontà di Israele, se Israele continuerà a edificare su territori che dovrebbero essere restituiti nel quadro di un accordo di pace». Accanto a questa ferma posizione, nell’aula della Knesset, mercoledì ha risuonato un’altra decisa convinzione: «La sicurezza di Israele nei suoi confini e il suo diritto ad esistere come stato ebraico sono per noi una scelta etica e un imperativo morale contro ogni ritorno dell’antisemitismo e del negazionismo e contro la perdita di memoria dell’occidente».

 

La visita di Berlusconi è stata importante proprio per questo: non si è trattato di una pacca sulla spalla, come spesso viene malignamente dipinta la politica estera del Premier. Le sue parole invece hanno dimostrano il contrario. L’Italia sa che non può muoversi unilateralmente e agisce nel contesto europeo. Non è un caso che nel 2003, proprio sotto la nostra presidenza di turno, Hamas sia stata inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche.

 

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