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“Big advance for people power”. Se il buongiorno si vede dal mattino, il discorso tenuto dal neo premier inglese David Cameron qualche giorno fa a Liverpool rappresenterà un punto di riferimento nonché un modello di governance da seguire per tutta l’Europa.

 

Come già annunciato in campagna elettorale, il leader conservatore ha racchiuso in due inequivocabili parole per quale Inghilterra lotterà nei prossimi anni, e da dove vorrà ripartire. Nell’idea di “Big society” c’è tutto il desiderio di cambiamento della società inglese che parte da una netta discontinuità ideale rispetto allo scialbo quadriennio laburista di Gordon Brown.

 

Dare agli individui e alle comunità il controllo del proprio destino è stato uno degli obiettivi e uno dei punti cardine della sua filosofia politica sin dal 2005, quando divenne leader del partito conservatore.

 

Vuole una ripresa dal basso Cameron, con il coinvolgimento di tutti gli strati della società civile. “Questa terra è piena di talenti inespressi, di uomini e donne in grado di guidare la propria vita. Basta con le marionette disilluse e senza anima che agiscono clonando comportamenti altrui”.

 

Guerra allo statalismo. Cameron sa che andrà incontro a una guerra vera, senza esclusione di colpi, per vincere la quale dovrà scommettere sulla fedeltà a lungo termine degli alleati liberali dell’estroso Clegg.

 

Già dopo la performance di Liverpool, la reazione degli affezionati assistenzialisti non si è fatta attendere: automatica è stata infatti l’accusa laburista di voler mascherare enormi tagli al settore pubblico.

 

Siamo all’inizio, e le capacità di Cameron sono ancora tutte da verificare, così come la reale fattibilità di alcune proposte per le quali viene accusato di voler coinvolgere cittadini volontari per non pagare inutilmente dipendenti pubblici. Ci vuole tempo per giudicare. Ma non si scoraggi, caro Cameron. Anche se gli “old labour” lo “insultano” paragonandolo a quel demonio di Tony Blair, sperando di provocargli qualche scompenso.

 

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