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Giornale di Brescia 12 giugno 2011
 
Le tre quindicenni indonesiane decapitate nel 2005, all’ingresso della scuola cattolica. L’omicidio nel 2007 di Hrant Dink, il giornalista turco che aveva osato parlare pubblicamente del genocidio armeno; quello, avvenuto quest’anno in marzo, di Shabbaz Bhatti, l’unico ministro cattolico del governo pakistano, «colpevole» di denunciare le violenze subite nel paese dalle minoranze cristiane. Sono alcuni dei casi citati venerdì sera da Mario Mauro, europarlamentare del Pdl e rappresentante dell’Osce (l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e le discriminazioni, in particolare religiose. Al centro Family Hope di Brescia, Mauro ha presentato – in un dibattito promosso dall’associazione culturale Areopago – il libro «Guerra ai cristiani» (ed. Lindau) nel quale denuncia, con dati esaustivi, le persecuzioni e discriminazioni subìte dalle comunità cristiane dall’inizio del nuovo secolo.
L’autore – accolto, in rappresentanza del Comune dall’assessore all’Urbanistica Paola Vilardi – ha spiegato che i casi raccolti nel libro non sono isolati: «Su 100 persone uccise nel mondo per motivi religiosi, 75 sono cristiane. È una realtà cancellata dal sistema mediatico internazionale: per farla emergere, ho impegnato più di 10 anni di attività parlamentare». Nel 2007 è riuscito a far approvare dal Parlamento europeo una risoluzione che condanna tutti gli atti che limitano l’esercizio della libertà di religione e di culto. Tra i maggiori imputati ci sono Iraq, Cina, India, Corea del Nord, Turchia, Sudan, Cuba, Indonesia, Pakistan, Somalia, Nigeria. Cinquantun Paesi nei quali «uccidere un cristiano non è reato» fanno parte delle Nazioni Unite, e con molti di essi – lo ha ricordato durante la discussione il consigliere comunale del Pd Aldo Rebecchi – l’Europa intrattiene rapporti politici ed economici.
Mauro chiarisce di non voler combattere nessuna «crociata identitaria»: «Mi ha colpito invece la speranza di chi pensa che la propria vocazione è più grande di ciò che subisce, perché attraverso il Cristianesimo ha fatto esperienza della libertà e della dignità della persona». I cristiani fanno paura? «L’esperienza religiosa – risponde Mauro – libera dai legami del potere umano: per questo il potere teme il credente. Occuparsi della libertà religiosa dei cristiani nel mondo, allora, non significa difendere gli interessi di una categoria: la tutela della libertà religiosa è la prima garanzia a salvaguardia della democrazia e della convivenza civile».
Se l’intervento di Mauro ha riguardato le persecuzioni attuate «a est di Vienna», i partecipanti al dibattito – sollecitati dal vicedirettore del Giornale di Brescia, Claudio Baroni – hanno riflettuto anche sull’altro polo della denuncia contenuta del libro: quella del relativismo occidentale contro il quale, secondo il presidente del Consiglio provinciale Bruno Faustini (Pdl) «si combatte la vera battaglia: in Occidente i cristiani rappresentano una comunità capace di educare, che ha una guida e un progetto buono per le nuove generazioni». La fede, aggiunge il consigliere regionale Pdl Mauro Parolini, non può essere solo una questione privata: «Slegarla dalla politica significa, per noi, rinunciare alla nostra stessa umanità».
Nicola Rocchi