bresciaoggi 19 settembre 2010
 
Le risorse sono limitate, bisogna cercare di lasciarle in eredità ai nipoti. Alla fine, come ha sottolineato Francesco Onofri di BresciaProgress, il concetto di sviluppo sostenibile è questo e ieri, nell’ambito della Settimana europea della Mobilità sostenibile, nella sala Santa Giulia di via Piamarta da qui si è partiti per discutere di trasporti. 
L’associazione Bresciaprogress che ha promosso l’incontro, per voce di Francesco Onofri e Paolo degli Espinosa ha presentato un documento ispirato al processo partecipativo e legislativo in corso in Francia dal 2007 su mobilità delle persone e delle merci, riduzione dei consumi energetici, tutela del territorio e ha invitato esponenti della maggioranza e dell’opposizione a discuterne. Partendo dal presupposto che a Brescia, «purtroppo non c’è ancora un Piano urbano della mobilità» e che questo potrebbe essere realizzato proprio ispirandosi alle normative francesi «Grenelle», dove si fanno interagire misure che riguardano il traffico, l’edilizia e l’energia nella prospettiva organica e ampia di sostenibilità.Una riforma della mobilità che tocca tutti i punti strategici: dai finanziamenti, alle istituzioni coinvolte, dai costi agli obiettivi. 
LE NORME GRENELLE – per le quali si è battuto in prima persona sin dalla campagna elettorale il presidente Sarkozy – e le loro possibili declinazioni bresciane sono state lo spunto degli interventi di esperti e amministratori bresciani, a partire da quello del ricercatore dell’università di Pavia Andrea Zatti. La domanda di mobilità cresce, il trasporto privato domina la scena, quello collettivo latita. La città, che concentra una gran parte degli spostamenti, è il luogo da cui partire per provare a gestire la situazione. Serve un mix di strumenti che incentivino l’offerta di trasporti pubblici o alternativi all’auto privata, il cui uso deve essere al contrario disincentivato. «I piani di trasporto urbano della mobilità servono a mettere in atto queste cose», ha sottolineato Zatti. 
Giandomenico Gangi, funzionario del Comune sui temi del trasporto, ha ricordato i termini del problema in città: 200mila auto che entrano ed escono ogni giorno, una riduzione dei flussi di traffico del 5 percento nell’ultimo anno (causa crisi economica è la lettura che va per la maggiore), una crescita da 33 a 43 mila passeggeri ogni anno sui mezzi pubblici dal 2003 a oggi, anno in cui si registra una frenata. «Un fatto normale – ha rilevato Gangi -, servono nuovi progetti per crescere». 
IL CONSIGLIERE regionale del Pdl Mauro Parolini si è detto interessato ad approfondire i contenuti della proposta di Bresciaprogress, ricordando poi che «la pianificazione va bene, ma ci sono anche i bisogni e i desideri delle persone». Da qui il richiamo a Brescia, città nella quale «in passato si è visto il tentativo di imporre alle persone il modo di muoversi». 
Paola Vilardi, assessore all’urbanistica e all’ambiente del Comune, ha messo l’accento sulla partecipazione e «sui focus per il Pgt, che sono stati un modo per mettersi in ascolto» e favorire la partecipazione. Nicola Orto, collega in giunta con responsabilità al traffico, ha invece detto «che non siamo all’anno zero» e il tavolo sulla fluidificazione ha visto partecipare numerosi soggetti proprio sui temi della mobilità. 
La consigliere comunale Laura Castelletti ha ricordato invece le criticità di questa giunta che ha aperto le zone a traffico limitato e ha tolto le corsie riservate per i bus, «atti in controtendenza» con quanto avviene in Italia e in Europa. Azioni, ha sottolineato, che si sommano «ai tagli indiscriminati al trasporto pubblico» decisi a livello nazionale. «È il momento di cambiare rotta», ha aggiunto, sottolineando che la metropolitana è una grande occasione per ridefinire la mobilità a Brescia nel suo complesso. 
Un affondo è arrivato da Dario Balotta di Legambiente e candidato alle scorse primarie provinciali per il Pd, secondo il quale il sottutilizzo dell’area della Piccola di via Dalmazia (utile per l’integrazione ferro gomma e come centro di distribuzione delle merci in città) e dell’aeroproto di Montichiari dicono che «non basta la progettazione, ma ci vuole anche più politica e capacità decisionale».
VALERIO PRIGNACHI, presidente di Brescia Mobilità, ha rimesso al centro il grande tema (anche in termini di soldi) del trasporto a Brescia; la metropolitana, che è senz’altro «l’infrastruttura più rilevante ma non è l’unica e se scollegata dal resto è senza futuro». Da qui l’agenda sulle cose da fare per dare senso a questa infrastruttura e per aspirare alla sostenibilità finanziaria: parcheggi scambiatori non solo al capolinea ma anche in altre fermate (come ad esempio nei pressi del casello autostradale di Bresciacentro), estensione dell’opera col tronco ovest verso la fiera, integrazione tariffaria e di rete.