Giornale di brescia 8 giugno 2010
 
Una riunione tesa, franca, a tratti nervosa, interlocutoria, ma costruttiva. Se non altro perché nessuno ha chiuso le porte o lanciato ultimatum. Insomma, si continua dialogare per trovare la soluzione ai problemi, sapendo che la posta in palio è alta. Ieri mattina, nella sede della Fondazione Luigi Micheletti, nuovo incontro della Consulta che raccoglie i soggetti partecipanti al progetto del Musil, il Museo dell’Industria e del Lavoro, che dovrebbe avere la sede centrale nell’area ex Tempini del Comparto Milano. Fra gli altri erano presenti il Comune di Brescia con l’assessore all’Urbanistica Paola Vilardi, la Regione con il consigliere Mauro Parolini, l’Università di Brescia con il prorettore Giancarlo Provasi, la Fondazione Micheletti con il presidente Sandro Fontana e il vice Aldo Rebecchi, il Comune di Rodengo Saiano, la Camera di Commercio. Intendiamoci: non sono stati fatti passi avanti sul tema più caldo (i costi per la gestione del futuro Museo), ma almeno non c’è stata rottura, come si era temuto dopo la riunione di metà maggio. La parola d’ordine sembra quella della prudenza. Che significa pazienza, volontà di confronto, di ricercare nuovi partner nell’impresa culturale e nell’investimento economico. 
La Regione
Alla fine dell’incontro i protagonisti misurano commenti e parole. Mauro Parolini conferma le preoccupazioni. «Tutti gli enti hanno segnalato la grande incognita dei costi futuri». Un problema da affrontare e risolvere, che però non deve fermare il progetto: «I soggetti che nel 2005 firmarono l’accordo di programma sono tenuti a rispettare quel contratto». La Regione «conferma il suo investimento (5 milioni, ndr) e chiede che tutti gli altri facciano lo stesso. A2A compresa». Il riferimento a quest’ultima non è casuale: a suo tempo l’Asm si impegnò a versare 2,5 milioni, ma dopo la fusione con l’Aem e la nascita della nuova società da via Lamormora tutto tace. Un silenzio assordante. «In ogni caso – prosegue Parolini – è giunta l’ora di decidere sull’avvio dei lavori per costruire la sede. Se qualcuno vuole tirarsi indietro lo dica e si chiami fuori. La Regione auspica che si vada avanti rispettando i patti».
Il Comune di Brescia
L’assessore Paola Vilardi ribadisce la posizione di Palazzo Loggia: «Gli impegni presi saranno rispettati e il Comune conferma gli investimenti decisi, oltre 15 milioni. Ma…». Ma le garanzie che l’Amministrazione comunale chiedeva sui costi della futura gestione (la Loggia ha detto più volte che non intende sborsare un euro) «non ci sono». La Vilardi chiede «venga riformulato un modello di gestione del Musil che non preveda costi per gli enti». E avanza una possibilità: «Nel futuro ci potrebbe essere una gestione senza enti pubblici». Vale a dire di soli privati. Del resto, la necessità di un maggiore coinvolgimento di sponsor provenienti dalla società e dal mondo economico è stata sollevata da più parti. «Ma in questo momento cosa possiamo offrire loro?» osserva Aldo Rebecchi, vice presidente della Fondazione Luigi Micheletti. «Solo quando ci sarà qualcosa di concreto potremo convincere altri a partecipare all’impresa».
La Fondazione Micheletti
Dunque, insiste Rebecchi, «bisogna dare il via ai lavori al più presto». Nessun soggetto, continua il vice presidente della Micheletti, «deve tirarsi indietro sulla futura gestione. Non avrebbe senso l’assenza del Comune di Brescia». Certo, la crisi economica e le ristrettezze di bilancio sono innegabili, «ma se le cifre non vanno bene, si ridiscutano. L’importante è che la Loggia confermi la volontà politica di esserci. Il Musil è una grande opportunità per Brescia, con positive ricadute». Rebecchi ha parole di elogio per l’assessore Vilardi: «La ringrazio, perché ha lasciato la porta aperta». E lancia una provocazione: «Qualcuno non vuole il Museo? La Micheletti potrebbe anche cominciare a vendere il suo patrimonio di macchinari, documenti e quant’altro destinati al Musil. Sarebbe una perdita secca per Brescia». Per ora è una battuta. Intanto prosegue il confronto. A breve ci sarà un altro incontro tecnico.
Enrico Mirani