COMUNICATO STAMPA  Segreteria Consigliere Regionale Mauro Parolini

 
12 Settembre 2012

La Regione Lombardia è contraria all’estensione delle regole del ‘patto di stabilità’ ai piccoli comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti dal 2013 ed alle unioni di Comuni con meno di mille abitanti dall’anno successivo e vuole favorire gli investimenti produttivi degli enti che sono già vincolati dal patto stesso.  Il Consiglio regionale infatti ha approvato all’unanimità la mozione presentata dal consigliere bresciano ing. Mauro Parolini (Pdl) che, appunto, esprime netto dissenso rispetto alle previsioni della legge. Non solo;  la decisione va oltre il mero dissenso e diventa propositiva laddove  indica, oltre alla modifica della normativa, anche l’introduzione del ‘federalismo’ nel patto di stabilità da  valutare e applicare non più a livello statale  ma  regionale,  introducendo cioè vincoli e  ‘tetti’ di spesa regionalizzati. La mozione inoltre chiede, per gli enti a cui già si applica,  una modifica del Patto di stabilità per eliminare o almeno ridurre i vincoli sugli investimenti produttivi.

“Sono molto soddisfatto del risultato- commenta Mauro Parolini  promotore della proposta approvata dal Consiglio regionale lombardo. Lo sono innanzitutto perché l’iniziativa è stata condivisa da tutti i gruppi politici e votata all’unanimità. Ma soprattutto perché riconosce che applicare il ‘patto’ ai piccoli comuni sarebbe deleterio perché toglierebbe ulteriori spazi di autonomia e aggiungerebbe ulteriori vincoli burocratici a enti già in difficoltà per la mancanza di risorse. Si pensi solo al blocco del ‘tourn over ‘ del personale con possibilità di sostituzione del 20% del personale  in uscita. Nei piccoli municipi ciò equivarrebbe al blocco totale delle sostituzioni.”

“E’ necessario, inoltre permettere agli enti locali che hanno risorse disponibili- continua il consigliere Parolini, di poterle impiegare per investimenti produttivi, riducendo invece le spese  correnti improduttive”

In sintesi il Consiglio regionale della Lombardia ritiene che l’assoggettamento al patto di stabilità dei piccoli comuni comporterà un appesantimento burocratico, nuovi vincoli, un’ulteriore riduzione della capacità di spesa, un abbassamento delle qualità e della quantità di servizi erogati colpendo in particolare le fasce più deboli della popolazione. Da qui il pronunciamento che si inserisce in una linea politica  ben precisa intrapresa dalla Regione con  il ricorso alla Corte Costituzionale  sollevando una questione di legittimità proprio per quanto riguarda la prevista estensione del ‘patto’ a comuni o unioni di comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti. Pronunciamento che ora  impegna il presidente e la Giunta regionale a proseguire nel ricorso presentato e a  promuovere ogni ulteriore iniziativa atta ad evitare l’estensione di tale obbligo, a continuare l’azione di sostegno alla capacità di spesa degli enti locali già soggetti al patto di stabilità attraverso il ‘patto di stabilità territoriale’, a rendere regionale il Patto di stabilità interno per questi stessi  enti  e a svincolare dal patto gli investimenti produttivi, comprimendo invece le spese correnti improduttive.