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Che cosa accomuna, a quel che è dato di sapere, Benedetto XVI, la regina Elisabetta e il ministro Tremonti? L’essersi espressi nel corso dell’anno appena finito in maniera sostanzialmente negativa sull’operato degli economisti, equiparati a maghi e fattucchiere e incapaci di prevedere la crisi da cui non siamo ancora usciti. 

 

Il limite, ovviamente, non sta nella modalità con cui questi operano, e cioè ricorrendo a sofisticate ricerche quantitative per anticipare e/o spiegare gli accadimenti, quanto nel credere sempre e comunque alle risultanze di tali lavori di ricerca anche quando queste cozzano contro l’evidenza della realtà. 

 

Se i risultati di ricerca sono diversi dalla realtà è quest’ultima che è sbagliata. Ciò che sfugge alla loro interpretazione non mette in crisi il metodo di ricerca spingendoli a indagare nuove ipotesi più aderenti al reale, ma spesso li rinchiude a difesa dell’ipotesi di partenza, pronti ad accusare, esacerbati e orgogliosi, di superficialità a-scientifica i propri interlocutori. Dalla realtà non si impara nulla, perché nulla c’è da imparare.