Bresciaoggi 21 febbraio 2011
 
Norme molto più semplici per spostare una tramezza e fare una variante in corso d’opera. E tanti certificati in meno da allegare al permesso di costruire. In Lombardia si dà un bel taglio a inutili complicazioni burocratiche nell’edilizia.
«A volte si può rendere la vita più semplice ai cittadini, senza derogare alla difesa dell’interesse pubblico. Bastano regole meno complicate e ridondanti», sostiene il consigliere regionale Pdl Mauro Parolini, già assessore ai Lavori pubblici in Broletto, che ha proposto due emendamenti al collegato della legge finanziaria della Regione Lombardia, ora diventati legge.
Anche semplificare «è una complicazione, a causa di ostacoli a volte assurdi», deve ammettere a cose fatte Parolini, pensando alle resistenze incontrate. Ed «è ancora difficile da capire che, senza compromettere la tutela dell’interesse pubblico, si possono eliminare tante complicazioni e procedure fine a se stesse che producono costi e perdite di tempo». Ma per una volta il risultato c’è.
Il primo emendamento alla legge regionale 12/2005 nota come «Legge urbanistica» riguarda le varianti in corso d’opera di lavori già autorizzati con permesso di costruire o con denuncia d’inizio attività. Da oggi in poi, per apportare una variante basta fare una «comunicazione di eseguita attività», che può essere presentata fino alla dichiarazione di ultimazione dei lavori. Certo, le varianti non devono incidere sugli indici urbanistici e sui volumi, non possono modificare destinazioni e categoria edilizia, la sagoma esterna e violare le prescrizioni originarie.
«SI TRATTA in genere di piccole modifiche interne come spostamenti di tramezze e finestre o altre piccole variazioni che richiedevano un complesso iter burocratico identico a quello dell’autorizzazione principale – spiega Parolini -: creavano complicazioni agli stessi uffici tecnici e producevano costi inutili».
L’emendamento, approvato nei giorni scorsi dalla Commissione V Territorio, è stato inserito nel testo presentato dal Pdl e votato in aula martedì scorso. Dunque è operativo.
Il secondo emendamento riguarda le certificazioni da allegare alle domande di permesso di costruire o alle denunce di inizio attività. La norma precedente prevedeva che il cittadino dovesse richiedere al Comune una serie di certificati che poi doveva allegare alla domanda e riconsegnare al Comune stesso. Ora il nuovo testo prevede che i certificati rilasciati dal Comune non siano più prodotti preventivamente dal richiedente, ma vengano aggiunti d’ufficio alla pratica dal Comune stesso.
PER UN ERRORE di trascrizione, questo secondo emendamento non era stato inserito nel testo della legge ed è stato votato direttamente in aula. Con qualche problema. «La Lega Nord si è messa di traverso e per motivi politici non ha voluto votarlo – sottolinea Parolini -, lo stesso relatore leghista lo ha presentato con parere contrario, ma alla fine l’emendamento è passato a scrutinio segreto con 53 voti favorevoli e 18 contrari».
Pure questo, dunque, è legge. E a cose fatte, «anche per cose piccole e ragionevoli ho dovuto faticare con gli uffici per vincere un conservatorismo duro a morire», si rammarica il consigliere bresciano, che ora può parlare di «due tentativi riusciti di semplificazione normativa che facilitano la vita a cittadini e professionisti, non comportano oneri e perdite di tempo, anzi semplificano la vita pure ai Comuni».
D’altronde, il settore edile in profonda crisi «non aveva bisogno di una deregulation che mettesse in gioco la tutela di valori da tutti condivisi – sottolinea Mauro Parolini -, bensì di una semplificazione delle procedure che evitasse perdite di tempo, costi e complicazioni che nulla aggiungono alla tutela dell’interesse pubblico e producono solo allungamento dei tempi e danni economici».