Bresciaoggi 31 marzo 2010
 
Primo nelle preferenze in provincia di Brescia, secondo in Lombardia. Mauro Parolini, 51 anni, ingegnere, assessore ai Lavori pubblici della Giunta Molgora e prima ancora della Giunta Cavalli, è consigliere regionale Pdl quasi a furor di popolo con oltre 19 mila consensi. «Lo devo al lavoro di questi undici anni – dice -, alla capacità di ascoltare, all’impegno degli amici, alla proposta costruttiva e non di attacco agli altri». 
FORSE AVRÀ UN assessorato, ma lui al momento dice di non pensarci. A Formigoni ha detto che avrebbe fatto la sua corsa sperando di contribuire al successo del partito. Ora è a disposizione, tuttavia «non ho pretese – sottolinea -, a me spettava prendere voti e l’ho fatto». Ovviamente, «spero di avere incarichi importanti», aggiunge.
Di lui si è detto nei giorni scorsi che in caso di grande affermazione personale avrebbe potuto sostituire il sindaco Adriano Paroli come referente di Cl a Brescia. Ma «non sono rappresentante di Cl in politica – precisa -, sono in Comunione e liberazione da ragazzino e con sempre maggior convinzione. Sto in un gruppo di tanti amici alcuni dei quali vivono l’esperienza ecclesiale, tuttavia non ho nessun rapporto di militanza. Se qualcuno pensa che siamo il braccio politico di Cl sbaglia».
QUANTO A PAROLI, «il voto ha dimostrato che i bresciani sono contenti di lui – aggiunge -, e lo stesso esito elettorale dà grande stabilità alla Giunta. Ora bisogna chiudere le questioni marginali delle poltrone, perché con questi consensi la gente ci dice di andare avanti a riconoscere i loro bisogni e a trovare delle soluzioni. E tutto il resto è senza fondamento».
«Speravo nel risultato in città per fare in modo che certe tensioni venissero assorbite, e sono molto contento anche per l’amicizia con Paroli – prosegue – . Credo che gli abbiamo fatto un bel regalo di compleanno (che era ieri, ndr)».
SE GUARDA ALL’INTERNO del Pdl, invece, «non so cosa sarebbe successo se Nicoli Cristiani fosse stato il primo degli eletti. Ma il più votato sono stato io, Peroni ha avuto una buona affermazione, Ligasacchi ha ottenuto un migliaio di preferenze, Nicoli ha preso i voti di cinque anni fa che non sono pochi… tutti abbiamo contribuito a gettare le basi per il futuro». In ogni caso, «pur con la dialettica interna – aggiunge – alla fine troviamo sempre l’accordo. Quando gli elettori premiano una certa visione dobbiamo ascoltarli e fare in modo che la dialettica non diventi guerra». 
D’altronde, continua, «Beccalossi e Romele hanno guidato bene il partito».
Ora che è tutto finito, può dire di aver vissuto una campagna elettorale «faticosa e pesante, piena di attacchi personali in tv e sui giornali, ma di ascolto e di proposte sul territorio». 
Tranne qualche «stonatura da parte dei partiti di sinistra», nel complesso «ho colto tanta positività a Brescia e in Lombardia – dice -, e spero che sia il segnale per poter lavorare e confrontarsi sui programmi, non per delegittimarsi a vicenda». Una politica positiva «è possibile», insomma, «e gli elettori lo sanno».MI.VA.