Bresciaoggi 1 ottobre 2010
 
Marco Bencivenga
SOUSSE (TUNISIA)
La Regione Lombardia come modello di buon governo per l’Italia intera, l’educazione («che viene ancor prima delle regole») come ingrediente base della buona politica, la cura del dettaglio come cartina di tornasole di ogni progetto perchè diventi un progetto di successo. Sono i caposaldi del pensiero di Mauro Parolini, ex assessore provinciale ai Lavori pubblici, ora consigliere regionale, da mercoledì a Sousse, in Tunisia, in veste di coordinatore del «Corso di formazione per amministratori» proposto per l’ottavo anno consecutivo da Areopago, l’associazione culturale bresciana che si richiama alla componente ciellina del Pdl. Quella che definisce «l’amicizia e lo spirito di squadra» valori irrinunciabili del proprio impegno politico.
Tramite il telefonino, Parolini si tiene costantemente aggiornato sulle vicende politiche nazionali, ma l’eco del discorso alla Camera del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non basta a fargli guardare con ottimismo al futuro della legislatura. Ancor meno le rassicurazioni del leader della Lega Umberto Bossi. 
A TURBARLO, semmai, è l’annuncio della scelta del 29 marzo 2011 per il voto delle prossime Amministrative. «Mi sembra una data anomala, troppo anticipata per non essere sospetta», confessa Parolini. Che spiega: «Io sono per la stabilità e spero che non si ripeta l’ossessione delle elezioni anticipate che caratterizzava la Prima Repubblica, quando di fronte a ogni crisi si ricorreva alle urne, pensando che nuove elezioni avrebbero risolto qualcosa e invece non risolvevano niente. Purtroppo, nonostante l’introduzione del sistema maggioritario, l’ingovernabilità resta il problema principale del nostro Paese. E chi pensa di risolverlo con i tecnicismi sbaglia perchè nessun tecnicismo funziona se manca ciò che deve tenere insieme un governo. La scommessa dell’Italia di oggi è esattamente questa: che la politica ritrovi un criterio di convivenza in grado di superare l’attuale frammentazione, una divisione drammatica, se non addirittura tragica».
Nella rottura Berlusconi-Fini ci sono stati «un po’ di fretta e qualche calcolo sbagliato» secondo Parolini, che dice di non capire «dove passi esattamente la linea di demarcazione fra i finiani e il resto del Pdl». E se la parola chiave è «legalità», lui risponde evangelicamente: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra, chi pretende dagli altri una coerenza perfetta la pretenda anche da se stesso, ben sapendo che è impossibile». Il che non significa tutti colpevoli, nessun colpevole: «Io sono di parte, ma vedo i limiti e i difetti del mio partito», ammette Parolini. L’importante è distinguere il «moralismo che non porta da nessuna parte dalla vera moralità, che per noi significa amore e bene comune». 
DA QUI L’INVITO A guardare a ciò che funziona, anzichè alle polemiche sulle escort e alle liti con il Fini o il Casini di turno. Per esempio, suggerisce Parolini, bisogna guardare alle idee sul lavoro del ministro Sacconi «tutte buone, condivisibili e realizzabili», «all’attivismo di Brunetta che ha scosso il mondo dei dipendenti pubblici» o all’impegno dei ministri Gelmini e Alfano nel campo della pubblica istruzione e della giustizia. Ma più di tutti, per Parolini, il modello da imitare è lo stile di governo di Roberto Formigoni: «Basti pensare alla gestione virtuosa della sanità – suggerisce -: se tutte le Regioni avessero seguito l’esempio lombardo avremmo evitato tanti disastri». 
MA IL PIRELLONE formato Formigoni per Parolini è un esempio positivo anche per stabilità amministrativa, collaborazione con le minoranze e chiarezza dei progetti. «E non stiamo parlando di un Comune sperduto, ma della Regione più importante d’Italia, con un Pil pari a quello dell’Austria e di tanti altri Stati europei», sottolinea prima di esaltare il sistema delle «doti» (scuola, lavoro, formazione, famiglia) che – sostiene – «apre un nuovo modo di pensare il welfare, dando fiducia ai soggetti più vivi e ai corpi intermedi della società».
«La Regione Lombardia non è Bengodi – ammette Parolini – ma, pur con tutti i suoi limiti, è indubbiamente un caso di successo», tanto da fare di Formigoni non solo «il politico che più di tutti ha saputo passare dall’enunciazione ai fatti», ma «un possibile punto di rilancio del Pdl e di tutto in centrodestra», se non addirittura il successore di Silvio Berlusconi alla guida del Paese, quando arriverà il momento. 
Ben altro è il giudizio di Parolini sul centrosinistra, a suo dire «incapace di avere una sola idea sul futuro del Paese» e privo di un leader capace di offrire una reale alternativa ai propri elettori. «Ero un estimatore di Bersani, ma putroppo anche lui è naufragato miseramente nel tentativo di dare una direzione al suo partito, evidentemente una missione impossibile», attacca il consigliere regionale del Pdl, tanto da chiedersi «cosa restano lì a fare, nel Pd, i cattolici e i moderati della sinistra, che avevano un radicamento in realtà sociali ben riconoscibili e ora invece sono subalterni al potere degli ex Pci, peraltro un potere fatto di numeri e non di idee».
QUANTO ALLA SUA personale esperienza da neoeletto (con il massimo delle preferenze in provincia di Brescia, il secondo posto assoluto in Lombardia), Parolini confessa di aver speso i primi cinque mesi di mandato a studiare, approfondire e informarsi perchè rispetto al passato deve occuparsi di materie nuove (agricoltura. caccia, alimentazione, acqua) «e non si può svolgere un ruolo effettivo se non si è preparati». Soprattutto, Parolini sottolinea di aver «ascoltato molto», perchè è convinto che «la politica ha la responsabilità delle decisioni, ma se decide dopo aver ascoltato, decide meglio». E se da assessore provinciale ai Lavori pubblici gestiva e risolveva «dieci problemi al giorno», l’impegno di consigliere regionale è meno visibile ma – dice – «la responsabilità di normare il futuro dei lombardi, a partire dalla recente approvazione del Piano regionale di sviluppo. è altrettanto appassionante».
Certo, Parolini non dimentica l’antico amore: le infrastrutture. E Brebemi in particolare. «Un progetto difficile dal punto di vista tecnico e sul piano economico, ma che dopo le difficoltà iniziali sul piano del consenso e del reperimento delle risorse, ora sta procedendo secondo il cronoprogramma previsto. Nei cantieri si lavora a ritmo intenso e gli espropri procedono, ma, soprattutto, grazie alla sensibilità del presidente di Brebemi spa, Franco Bettoni. sono stati risolti i problemi che rischiavano di bloccare le opere complementari in provincia di Brescia». In proposito, l’ex assessore ai Lavori Pubblici sottolinea l’importanza della bretella in corso di realizzazione fra Capriano e Montichiari, «importanza di cui ci si renderà conto solo a lavori finiti», ed esorta i bresciani a dire che «oggi in provincia si circola molto meglio che in passato»,
«LA SUD DEV’ESSERE stata progettata e realizzata bene, se sembra perfino sovradimensionata, pur avendo aggiunto una sola corsia per senso di marcia e dovendo sostenere un traf fico di 100 mila passaggi al giorno – sottolinea Parolini -. Spesso è la cura dei dettagli a determinare il successo di una grande opera». E, per dimostrarlo, l’ex assessore cita l’unico dettaglio «sbagliato» della «sua» Tangenziale Sud: l’innesto al casello autostradale di Brescia Centro. «Lì ci siamo dovuti arrangiare – ammette – ma è chiaro che qualcosa deve essere e sarà sistemato». Così anche la Sud diventerà un modello di successo. E Brescia avrà il suo fiore all’occhiello nella Lombardia che funziona e si candida a guidare l’Italia