Bresciaoggi 16 settembre 2010 
 

La bocciatura della caccia in deroga avvenuta l’altro ieri in Consiglio regionale rischia di aprire una vera e propria crisi politica tra PdL e Lega Nord. Ieri gli esponenti del Carroccio hanno accusato il Pdl di aver «tradito i cacciatori e la stessa maggioranza». Nel frattempo il consigliere bresciano Mauro Parolini (PdL) presenterà oggi una nuova legge sulle deroghe, «più rispettosa delle indicazioni dell’Unione Europea, ovvero con la possibilità di cacciare l’1% delle specie protette e non il 3% come aveva chiesto la Lega, andando quasi inevitabilmente incontro a sanzioni». La nuova proposta sarà discussa la settimana prossima in commissione e potrebbe passare in consiglio entro fine mese. 
LA PROPOSTA DI PAROLINI. La proposta di Parolini è in linea con quanto sostiene l’assessore bresciano alla Caccia Alessandro Sala: per pispola, frosone, peppola, storno, prispolone e fringuello chiedere un abbattimento del 3 percento era troppo: «Era meglio restare su una percentuale prudenziale dell’1%, che l’ex Ispra ha sempre approvato». Nella proposta di Parolini c’è anche un importante snellimento della procedura in merito alle deroghe: «Se sommando tutte le percentuali regionali di caccia in deroga per le specie protette, la presidenza del Consiglio dovesse rendersi conto che si è superato il numero limite per la Ue, potrà dare mandato al consiglio regionale di adeguarsi tempestivamente alle modifiche». Parolini prosegue: «Io avevo già pronta una proposta di legge con il prelievo dell’1% ma poi è arrivata quella della Lega, che sinceramente ha osato troppo, anche se io non ho problemi a dire che ho votato contro la pregiuziale: credo che la legge andasse discussa ed emendata». Il segretario circoscrizionale della Lega Nord Valtrompia e coordinatore provinciale dei Giovani Padani, Matteo Micheli, ed il consigliere regionale Alessandro Marelli non guardano ad una nuova legge, ma si soffermano sulle colpe di chi ha bocciato quella da loro presentata: «La responsabilità per l’affossamento del progetto di legge sulla caccia in deroga è esclusivamente del Pdl. Da parte di quel partito c’è stato un vero e proprio tradimento ai danni dei cacciatori che quest’anno saranno costretti a subirne le conseguenze. Siamo comunque certi che al momento opportuno i cacciatori sapranno regolarsi di conseguenza verso coloro che non hanno rispettato gli impegni presi». 
Parole dure per chi ha affossato la legge anche dall’assessore provinciale Sala (Pdl): «È una pagina buia per il mondo venatorio bresciano, con gravi conseguenze anche per l’indotto. Converrà a tutti sapere i motivi e le responsabilità». Ma un prelievo del 3% delle specie protetto non era eccessivo? Non si poteva preparare prima il progetto di legge? «Le deroghe sono sempre state approvate una settimana prima dell’inizio della stagione venatorio. Si poteva andare incontro a sanzioni, ma questo andava valutato ancora in sede di commissione Agricoltura, che invece ha approvato all’unanimità. Adesso speriamo solo in una nuova legge».
Sul fronte delle associazioni venatorie esprime la sua amarezza l’Anuu migratoristi: «Dobbiamo prendere atto che i molti documenti d´indirizzo elaborati dall’Anuu regionale a sostegno dell´approvazione del provvedimento, costruiti su solide basi giuridiche, sono stati alla fine disattesi». Poi l’associazione annuncia rivalsa nei confronti di chi ha affossato la legge: «Per quanto concerne le future decisioni e, in particolare, le posizioni da assumere nei confronti di chi ha determinato questo esito negativo, garantiamo fin da ora che le conseguenze dell´odierna, immotivata e pavida retromarcia non tarderanno a farsi sentire».
SÌ ALLA CACCIA CON REGOLE. In giorni di massima polemica tra il mondo venatorio lombardo l’Astra ricerche rende noti i dati di un sondaggio commissionato dalle principali associazioni venatorie italiane Comitato Nazionale Caccia e Natura e Face Italia: Federcaccia, Liberacaccia, AnuuMigratoristi, Enalcaccia) secondo il quale la maggioranza degli italiani (55%) non è contraria alla caccia, ma vuole che l’attività venatoria sia regolamentata. Moltissimi (45%) tuttavia non conoscono le rigide norme che regolano la materia da oltre 20 anni.

Pietro Gorlani