Bresciaoggi 1 giugno 2011
 
Il «direttorio allargato» e l’«assemblea permanente» sembrano avere più di una ragione nel Pdl. Che in un partito ci siano diverse anime e modi diversi di vedere le cose è naturale. Quando le opinioni investono la natura e il funzionamento del partito stesso, lo è meno. E mentre tutti invocano una ripartenza dal basso, il consigliere regionale Mauro Parolini propone di ripartire dall’alto. Il che è esattamente il contrario. «Partiamo da sopra, chi è rappresentativo del partito si metta d’accordo – propone -, e fatto il passo più importante si potrà arrivare alla fase congressuale».
L’IMPORTANTE è essere uniti: «Ho capito che o si sta insieme o si è morti – confessa Parolini -, non per stare in difesa bensì per ridare slancio all’azione». È chiedere di occuparsi di sostanza, più che di primarie, congressi e quant’altro, anche perché «Berlusconi resta l’elemento portante». La sostanza è il grande patrimonio di amministratori e sindaci che «bisogna incontrare e ascoltare in modo sistematico», ma soprattutto il «patrimonio di idee e di valori». Prima si valorizza ciò che c’è, insomma, e poi si coinvolgono gli altri. Senza concentrarsi sulla gestione del potere, ma «spiegando cosa si vuol fare e poi farlo». 
Il capogruppo in Loggia Achille Farina, invece, trova indispensabile riavviare il dibattito interno per «riavvicinarsi ai cittadini e agli elettori a tutti i livelli». La fusione di due partiti non ha portato, dopo tre anni, a un «partito unico all’altezza», l’organizzazione interna con tre coordinatori «non sempre ha trovato sintesi e ha prodotto sconcerto tra gli elettori». Bisogna ricominciare «dal basso» e su questioni concrete del lavoro, della casa, dei beni primari. «Dobbiamo superare le differenze interne – dice -, e se la fase congressuale può aiutare, ben venga. Vengano pure le primarie, soprattutto per le elezioni uninominali».
Anche per il capogruppo in Broletto Diego Invernici le primarie «possono essere un momento di maggiore coinvolgimento degli elettori, tuttavia non possono prescindere da un’organizzazione più capillare sul territorio per parlare ai cittadini dei loro problemi». L’importante, per lui, è che il partito «sia capace di analisi serie e di un progetto politico che dia risposte su questioni sciali ed economiche». E chi ha ruoli politici «torni tra la gente», perché il militante «non può sentire il partito come una cosa estranea».
SOTTOSEGRETARIO regionale all’Università, Alberto Cavalli trova prioritario recepire il messaggio elettorale e velocizzare l’azione di governo e del Parlamento «perché le riforme promesse da tempo diventino realtà e si restituisca fiducia su temi come il lavoro e il fisco». È questa la concretezza non separabile dalla necessità di «migliorare la qualità del partito e di valorizzare il ruolo di sindaci e amministratori locali». Tanto più che «è tornata la concorrenza, e la cosa non può che far bene. È questione di priorità».MI.VA.