bresciaoggi 28 novembre 2010
 
Le elezioni non hanno ancora l’imprimatur dell’ufficialità, ma sono nell’aria. E il Popolo della libertà fa le prove di una campagna elettorale che si annuncia lunga e martellante. Con un bersaglio nel mirino, che si chiama Gianfranco Fini. «Fli vota con la sinistra contro la lotta ai clandestini. Vogliono farli tornare», c’è scritto in grande sul manifesto che campeggia sul gazebo. E poi, «sai chi ringraziare» si aggiunge davanti alla faccia di un Fini dall’espressione che sa di autoriprovazione. È il segno di quanto accadrà nel futuro che precede le urne.
Gli «azzurri» hanno dato ieri mattina l’avvio a un mese (per adesso) di mobilitazione che chiama in piazza tutto il partito, dai vertici istituzionali ai militanti, compresa la Giovane Italia. Tutti impegnati a testimoniare le realizzazioni di due anni di governo scritte in bella copia su un volume che passa in rassegna le misure per superare la crisi, le emergenze «risolte» a partire dai rifiuti di Napoli, le «grandi» riforme e il ruolo conquistato dall’Italia nel mondo.
Partono dalla città, i gazebo, ma la coordinatrice provinciale Viviana Beccalossi annuncia che a breve si vedranno in tutte le piazze dei paesi bresciani. «Abbiamo assunto l’impegno a dimostrare che il nostro partito, con il suo primato di 15 mila tessere, è radicato sul territorio e risponderà con le cose fatte alla politica delle chiacchiere che si consumano nei convegni – dice -. Il ministro Maroni ha portato a Brescia i risultati del Patto per la sicurezza, importantissimi per la prevenzione e la lotta alla criminalità, nonostante alla firma del 2008 la sinistra ne aveva criticato la mancanza di risorse col tempo arrivate». «La sicurezza era il primo punto dell’azione del centrodestra – aggiunge – e abbiamo già cominciato a raggiungere gli obiettivi». E allora, «lascio ad altri le diffamazioni, noi siamo sempre pronti alla campagna elettorale, non a governicchi tecnici con uomini della Ferrari o altri». Sono in tanti con lei davanti al Crociera il sabato mattina. Manca solo il sindaco Adriano Paroli, che pure aveva annunciato la sua presenza.
«BERLUSCONI ci ha chiamato e noi andiamo all’arrembaggio per rifare il percorso del ’94 – scandisce il vicecoordinatore Giuseppe Romele -, siamo vicini a lui e ricostruiremo il percorso di fondazione in tempo utile per le prossime elezioni, se ci saranno. Subiamo con umiltà e serenità le umiliazioni di questo periodo, ma non ci fanno paura. E risponderemo con i fatti ai metodi calunniosi, subdoli e infantili di una sinistra che vuole delegittimare il capo del governo a Brescia e in Italia». Nel mirino c’è la sinistra, come sempre. Ma il primo «nemico» da battere stavolta è il «traditore» Fini, per impedire che eroda il consenso popolare dopo aver portato via qualche parlamentare. E intorno al gazebo non se ne fa mistero. C’è il consigliere provinciale Mauro Parolini che elenca i successi in fatto di sicurezza e infrastrutture, e promette di «documentare un partito fatto di persone che amministrano con attenzione primaria al bene comune».
Ci sono il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, l’assessore provinciale all’Agricoltura Francesco Tomasoni, gli assessori comunali Mario Labolani, Maurizio Margaroli e Andrea Arcai, il coordinatore cittadino Ettore Isacchini e l’ex Maurizio Vanzani, il presidente del Consiglio provinciale Bruno Faustini, il capogruppo in Loggia Achille Farina, i consiglieri comunali Marco Toma, Mariachiara Fornasari, Andrea Ghezzi, Marco Salvo e Roberto Toffoli, il presidente della Nord Marco Rossi, il presidente provinciale di Giovane Italia Gianluca Ciampalini e Giangiacomo Calovini della direzione. La Giovane Italia presenta «Diritto al futuro», documento programmatico del ministro della Gioventù Giorgia Meloni che mette in campo 216 milioni di euro (300 con il cofinanziamento privato) serviti per «10 mila posti di lavoro a tempo indeterminato a genitori con contratti atipici – elencano Ciampalini e Calovini -, 10 mila mutui a giovani precari, l’impresa giovanile (110 milioni), 20 mila ragazzi meritevoli a contatto con le imprese, prestiti garantito a 30 mila universitari». Tutto dovrà convincere che il Pdl è il «partito del fare».