Bresciaoggi 3 ottobre 2012

 
Sarà forse rimasto deluso chi, ieri, si aspettava che anche il Consiglio regionale della Lombardia si pronunciasse per una revisione della Tav Brescia-Verona, già chiesta formalmente dal Consiglio provinciale bresciano e dai Comuni di Desenzano, Lonato e Calcinato per salvare dai cantieri ferroviari le colline del Garda.
MA IL BICCHIERE, rimasto effettivamente mezzo vuoto, è per altri aspetti mezzo pieno.
La mozione del consigliere regionale bresciano Mauro Parolini, del Pdl, non è stata messa ai voti in aula a Milano.
Ma in compenso è «passata» l´idea (condivisa anche da esponenti di Lega, Pd e Udc) che il progetto preliminare della Tav gardesana possa e debba essere cambiato.
Per cui, su proposta dello stesso Parolini, lo studio di una possibile revisione è stato assegnato alla commissione Infrastrutture del Consiglio. 
«Così si allungano i tempi decisionali – ammette Parolini – ma almeno abbiamo una sede tecnica per studiare alternative o correttivi a un progetto che pone indubbie criticità».
QUALI ALTERNATIVE? La mozione di Parolini ricalca in sostanza quella già approvata nel luglio 2010 dalla commissione Trasporti della Camera, che impegnava il Governo a studiare un tracciato alternativo a sud delle colline moreniche. Il che vuole dire tra l´Alto Mantovano e il Basso Veronese.
«NON SI TRATTA però di sbolognare il problema ai mantovani – ha spiegato Parolini a proposito della sua mozione – ma di avere due progetti su cui confrontarsi, e poter scegliere tra i due il meno impattante, il più sostenibile a livello ambientale ed economico. Ed è evidente che il passaggio sul Garda non sia una soluzione particolarmente sostenibile. Sapendo che per i prossimi 5 anni non ci saranno fondi per l´opera – sostiene Parolini – c´è tempo per ripensarci».
Ma tutto ora passa in Commissione. A far saltare il voto in aula è stato il fuoco di sbarramento dei consiglieri mantovani, poco entusiasti di beccarsi la Tav al posto dei bresciani. «Dall´altro lato – dice Parolini – il lavoro in commissione infrastrutture permetterà di valutare proposte operative».
Tre sono le strade possibili adesso. La prima: ipotizzare davvero un tracciato alternativo, che non passi per Lonato, Desenzano, Pozzolengo e Peschiera, ma scenda verso Medole e risalga a Villafranca.
La seconda: ammordibire l´attuale progetto, per esempio mitigando l´impatto sui vigneti del Lugana (ma come?), o stralciando la previsione delle enormi aree di cantiere logistico (vari ettari ciascuna), previste a Campagna di Lonato e al Monte Alto di Desenzano. 
C´è poi sempre una terza possibilità: tenersi il progetto così com´è, nonostante Parlamento, Comuni, Province, categorie economiche e società civile dell´area gardesana ne abbiano evidenziato l´impatto.
Una quarta ipotesi invece, quella di non fare più la Tav, non viene presa in considerazione, anche perchè i cantieri della Treviglio-Brescia sono ormai arrivati alle porte della città. Prossima fermata Verona. Quando e come, si vedrà. V.R.