Giornale di Brescia 19 Aprile
 
È nato ufficialmente tre anni e mezzo fa, ma non molti lo conoscono. Forse anche perché «fino ad ora non ha svolto a pieno le proprie funzioni», come ammette il consigliere regionale Mauro Parolini, che del comitato della montagna è appena stato nominato presidente. Il suo obiettivo, infatti, è proprio quello di far lavorare a pieno regime questo ente, che in sostanza è un organo consultivo della Giunta regionale e che ha come obiettivo primario «dare impulso al piano di azione della montagna – prosegue Parolini – ascoltando, facendo proposte e dando pareri».
Istituito con la Legge Regionale 15 ottobre 2007 n. 25, il comitato della montagna è composto da un team eterogeneo, nel quale figurano anche il Cai, la federazione dei consorzi di bacino imbrifero montano, l’Unione comuni comunità enti montani, il consiglio delle autonomie locali, l’Unioncamere, l’Unione delle Province Lombarde e tre componenti del Consiglio regionale. Insomma, una squadra vera e propria, che lavora per un obiettivo ampio ma ben preciso: «Aiutare la montagna sotto tutti gli aspetti – spiega il neo presidente – Si pensi al turismo, alla viabilità, alla conservazione ambientale, alla diffusione delle energie alternative e rinnovabili, alla valorizzazione dei sentieri alpini. Ma gli obiettivi sono numerosissimi». Parolini pone però l’accento sul modus operandi del comitato che dirige dal 4 aprile scorso, da quando cioè è stato nominato dal governatore lombardo Roberto Formigoni: «Il comitato – continua – deve diventare un punto di riferimento, aiutando enti e associazioni a evitare dannose frammentazioni che servono solo a disperdere le forze. Serve una visione complessiva, dall’alto, un coordinamento costante. Solo così si potranno utilizzare al meglio le importanti risorse economiche che arrivano ogni anno». Fra gli obiettivi del comitato c’è insomma il miglioramento delle condizioni di chi vive nelle zone di montagna. «Vogliamo favorire la permanenza dei territori montani dei cittadini residenti e contrastare i fenomeni di spopolamento e abbandono dei territori stessi, in particolare nei piccoli paesi». Sul tavolo del comitato anche la spinosa questione dei Comuni di confine, che minacciano la secessione perché svantaggiati rispetto ai loro vicini del Trentino. «Di questo ho già parlato con Roberto Baitieri, delegato regionale alla Promozione, sviluppo e innovazione delle aree montane. È vero, c’è una concorrenza impari con le regioni a statuto speciale, ma il nostro obiettivo è quello di aiutare questi Comuni a competere con chi sta al di là del confine regionale». 
Si pensi ad esempio al caso di Ponte Caffaro, popolosa frazione di Bagolino al confine col Trentino. Pochi metri fanno una differenza enorme, dal punto di vista economico-fiscale. Pochi metri, ma un problema serio da risolvere. Uno dei tanti che il comitato della montagna dovrà affrontare.
Carlos Passerini