Corriere della Sera 20 Agosto 2011
 
MILANO – Una certezza gli italiani, cattolici e non, ce l’ hanno: la crisi economica. «È vero. Ma mi consente uno slogan?». Certo. Del resto dal raduno di Cl a Rimini ci si aspettano messaggi forti e chiari. «Il rischio è che questo diventi un "Paese per vecchi"». E non è la scena di un film da Oscar… Quindi? «In Italia si sente ripetere tutto quello che si deve fare: tagli, riduzione del debito. Ma non si parla dello sviluppo. E non si pensa alla grande risorsa che sono i giovani: una realtà da educare, non da escludere». I giovani. Su loro punta l’ attenzione Giorgio Vittadini, fondatore della Cdo e oggi presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. E il ruolo dei giovani sarà «uno dei temi centrali del 32° Meeting di Rimini, dal titolo "E l’ esistenza diventa un’ immensa certezza"», che si aprirà domani con la visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Ecco, il ruolo dei giovani. Tenendo conto dell’ insegnamento della storia». La storia d’ Italia, a cui è dedicata la mostra «150 anni di sussidiarietà»? «Quella storia che parte dal basso. Dal contributo delle realtà popolari, cattoliche, socialiste, comuniste, liberali. L’ Italia ha vissuto molti momenti di crisi. E queste realtà popolari hanno sempre dato risultati inattesi. Purché…». Purché? «Siano stimolate». E i giovani possono essere sensibili a questo messaggio? «Senza dubbio, se appunto stimolati. Guardi cosa sta accadendo alla Gmg in Spagna: i giovani rispondono quando di fronte hanno un "uomo" come il Papa che li capisce, che dà loro un ideale di fede». Benedetto XVI ha parlato anche di responsabilità etica. «I giovani chiedono proposte credibili, educative. Se di fronte hanno il nulla, il rischio è che perdano tempo in discoteca. Ma vuole un altro esempio?». Prego. «Vedo molti più ragazzi che chiedono di andare all’ estero, fare stage. Mentre oggi non diamo loro la possibilità di mettersi alla prova». Esempi educativi, a onor del vero, ce ne sono pochi: a partire, si sente ripetere, dalla politica. «Si è scelto di far pagare la crisi a chi non è ancora entrato nel mondo del lavoro, della scuola, delle pensioni. È come se il mondo degli inclusi volesse tagliare fuori quello dei nuovi». Una difesa dei privilegi? «Condivido l’ editoriale sul Corriere del professor Galli della Loggia quando dice che le democrazie occidentali tendono a difendere i gruppi, invece di dire "dividiamo la crisi"». Ecco, la manovra: cosa ne pensa? «Sono d’ accordo nel dire che dovremmo tagliare di più su Province e spese inutili dello Stato. Ma il problema è lo sviluppo. E cosa c’ è di nuovo all’ orizzonte? Poco. Il Meeting vuole dare questo messaggio: si deve educare e costruire. La crisi deve essere affrontata in modo costruttivo, partendo dal basso, secondo il principio di sussidiarietà, con incentivi differenziati». Una stoccata a chi guida la barca-Paese? «Nel suo complesso, al di là degli schieramenti». Quindi anche all’ intergruppo della sussidiarietà. Come ha operato, a suo avviso, in Parlamento? «Dal punto di vista culturale molto bene, sottotraccia». Ok. Ma sotto il profilo politico? «Ha inciso poco, purtroppo, quando si è trattato di arrivare a condizionare l’ azione parlamentare: sono prevalse le logiche partitiche. Ci possono anche essere contrapposizioni molto forti, poi però serve il senso del bene comune quando si toccano temi come sviluppo, sussidiarietà. E la visita di Napolitano si lega non solo alla mostra ma anche all’ invito a collaborare su questa dimensione politica». Ma il Meeting riuscirà a dare un segnale di ottimismo? «Io sono ottimista, se si riuscirà però a sviluppare questo spirito dal basso. L’ Italia ha una grande vitalità sociale ed economica. Quindi non rassegniamoci a una Borsa che perde il 6 per cento: diamo spazio ai giovani e a chi costruisce durante la crisi. E sono tanti. Solo così non saremo un Paese di serie B. Né di vecchi».

 
Davide Gorni dgorni@corriere.it 

 
Chi è Giorgio Vittadini è presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Tra gli ispiratori del meeting di Rimini, ha fondato e presieduto fino al 2003 la Compagnia delle Opere. Fa parte del Comitato scientifico della fondazione Politecnico