Bresciaoggi 11 agosto 2010
 
È assessore dal 13 luglio, nominata al termine di un lungo braccio di ferro. «Lo scontro tra Lega e Pdl non era sul mio nome, ma sulle deleghe», chiarisce Mariateresa Vivaldini. I lavori pubblici infatti sono l’assessorato di maggior peso, quello che, da quando l’Anas ha passato al Broletto buona parte delle strade, monopolizza con l’Agricoltura il bilancio dell’ente. 
Vivaldini arriva dopo Mauro Parolini, una specie di istituzione per la viabilità bresciana, due mandati in un momento di boom infrastrutturale, quando Brebemi, autostrada di Valtrompia, corda molle, non sono più state parole, ma cantieri. Del suo predecessore Vivaldini condivide la corrente Pdl, quella variamente riconducibile a Cl. Lei comincia però col precisare che «non sono di Cl, sono vicina a Cl, ma non ho quella storia. Magari un giorno ne farò parte». E poi che non è «la marionetta» di Parolini come maligna qualcuno. Anche se giudica «normale che su partite che ha gestito per anni lo consulti. Ci mancherebbe altro. Del resto – ammette – di illazioni ne nascono sempre quando vieni dopo un personaggio di spessore. Ma ogni mattina entro in ufficio e davanti ho una lunga lista di appuntamenti. Tocca a me e solo a me decidere, anche se qui ho trovato un grande staff di collaboratori». 
Vivaldini rivendica l’eredità di Parolini e la propria autonomia, ma anche l’appartenenza all’area di Paroli e ad Areopago, il sodalizio animato da Vilardi: «Areopago permette agli amministratori di non sentirsi soli, di confrontarsi anche con chi ha incarichi a livelli più alti. Ti senti accompagnato nella tua attività politica». Ma raccomanda di non confondere: «Del gruppo che i giornali chiamano dei paroliani, ci sarà il 10 per cento di Cl». 
I TEMPI RISPETTO agli anni di Parolini in piazza Tebaldo Brusato sono cambiati. Molgora ha tirato i cordoni della borsa e il patto di stabilità ha fatto il resto. «Prima c’era una Finanziaria che permetteva di spendere ogni volta che il territorio lo esigeva – ammette -. Ora anche se non siamo ad un livello di indebitamento massimo e quindi paralizzante, non possiamo accendere mutui. La capacità di spesa è molto ridotta, a dispetto di ciò dove ci sono stati espropri e spese somme consistenti termineremo le opere. Nè cancelleremo le altre che hanno alle spalle accordi di programma, al più le sposteremo nel tempo». 
Anche l’autostrada di Valtrompia? «Credo – dice – che dopo l’ultimo via libera non abbia più senso opporsi. Ho scritto all’Anas, a settembre incontrerò il direttore e lo inviterò a partire con i cantieri». Tra le opere che andranno avanti c’è la cosiddetta Corda molle, «che a parte la sua importanza di raccordo al centro di infrastrutture, sarà di grande beneficio alla città, convogliando su di sè gran parte delle direttrici di entrata». 
Gli altri interventi da condurre in porto? «Le opere complementari alla Brebemi sono decisive per la qualità della vita sul territorio. E strade efficienti – precisa – significano migliore qualità della vita, che è ciò cui in ultima analisi deve tendere la politica delle infrastrutture. Ma dicevamo delle opere complementari: la riqualificazione della Tangenziale sud fino a Cazzago San Martino, per 32 milioni, la tangenzialina di Chiari per 20 milioni, la separazione tra le corsie sulla ss 510».
Da fare c’è ancora molto, insomma, ma i fondi sono risicati. «Come ho detto – rimarca – dove ci sono accordi di programma li onoreremo. Dopodichè, credo che la priorità sia l’efficienza e la sicurezza delle strade. Prima di realizzarne di nuove, manteniamo la rete al top. Ecco allora i recenti stanziamenti di 4,6milioni per bitume e cartellonistica e 2,8 per le emergenze». 
È aperta l’incognita su chi riceverà le strade di Valcamonica dall’Anas, mano a mano che avanza la ss 42? «La soluzione più logica – sostiene il neoassessore – è che gli undici comuni prendano la gestione dei tratti che attraversano i paesi, quelli tra un centro abitato e l’altro li prenderà la provincia. Così i comuni potranno sostituire un cartello o mettere un dosso senza scomodare nessuno». 
Finalmente una donna in giunta, la prima dopo anni. E se Molgora nomina il 12esimo assessore chissà che ci scappi la doppietta «rosa»: «Non sono mai stata per le quote rosa – conclude Vivaldini – anche perchè in Areopago si sente piuttosto l’esigenza di quote azzurre. Quanto al 12esimo, dopo tanti proclami di austerità sarebbe difficile da spiegare».